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valentina brizzi

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The more I think, the less I see..

day by day

October 10

TRASLOCO, in tutti i sensi e controsensi

GRAVOSA DECISIONE, MA QUALCUNO LA DOVEVA PUR PRENDERE.
HO TRASLOCATO, NONCHè RINNOVATO IL BLOG.
 
ORA MI POTETE TROVARE/COMMENTARE/CRITICARE/SALUTARE QUI: http://micidipolvere.blogspot.com/
DAI... VENITEMI A TROVARE LO STESSO...
October 06

MagicaMagicaBù (Parimpampù, eccomi qua)

Incantesimo di scongiuro.

Se il tuo cellulare di mesi 9 non funziona, portalo all’allegro omino dell’assistenza. Egli si trova lontano lontano, nel paese dei folletti. Percorri tutti i portici a piedi, salta le pozzanghere, sfodera il magico micro ombrello stile Polly Pocket che quella volpe di tua madre ha comprato per ripararti dalla bufera e arriverai alla sua capanna.

Egli potrebbe dirti che il tuo cellulare ha un problema alla piattaforma elettronica e che te lo può ritirare e restituire tra 20 giorni (che nel mondo fatato in cui egli vive equivalgono probabilmente a 40), ma non temere. Se gli farai gli occhioni da cerbiatto disperato, egli dirà le famose parole magiche “Oppure potrebbe essere..”. Dunque per scongiurare il pericolo segui attentamente le istruzioni del folletto dei boschi: ammaina nuovamente il micro ombrello e rifai tutta la strada al contrario. Troverai un magico e rassicurante portone con scritto “Life is now”. Entra e cambia la tua scheda telefonica… potrebbe essere che sei così vecchia che il tuo cellulare di nuova generazione non riesce a digerirti…

 

Incantesimo della buona sorte.

Se almeno 3, dicasi tre, maschietti su 4 si gratteranno i gioiellini di famiglia al tuo passaggio la pioggia battente cesserà e avrai fortuna per anni a venire.

 

Incantesimo di guadagno.

Segui l’arcobaleno. Troverai una pentola piena d’oro… così non dovrai necessariamente chiedere un mutuo per pagarti la specialistica.

 

Incantesimo d’amore.

Trascorri un’ora a lisciarti i capelli tutte le volte che te li lavi. Improvvisamente i commessi di sesso maschile saranno stranamente servizievoli e magari troverai qualcuno a farti compagnia sotto al micro ombrello… che importa se è mezzo bevuto o mezzo drogato. Non vorrai mica essere così pignola.

 

Incantesimo per la salute.

Segui le indicazioni dell’incantesimo di guadagno e con l’oro che rimane assolda un massaggiatore tailandese. Potrebbe essere che sta cazzo di cervicale prima o poi sparisca.

 

Incantesimo per la salute mentale.

Fatti una doccia calda e bevi una camomilla. Poi vai a letto e fai finta che non sia successo nulla. Dicono dalla regia che l’importante è arrivare a domani.

Aggiungerei che probabilmente è importante anche in che stato ci arrivi a domani.

August 28

Women (Sottotitolo: minigonne e potere vanno a spasso per mano?)

Oggi pomeriggio avrei dovuto dare una svolta alla mia carriera universitaria finendo di tradurre gli abominevoli articoli scientifici scritti, ovviamente, in inglese di cui dovrei sapere qualcosa per scrivere l'introduzione teorica alla mia abominevole tesi. Ma ovviamente è andato tutto storto, e mi sono persa nel cammino. Prima i muratori.. poi il mal di testa.. poi l'incomprensibilità dei suddetti articoli persino in italiano: frontoparietale, default mode network, neuroni di qua, neuroni di là.. neuroni che spuntano da ogni dove, da ogni riga, forse e addirittura da ogni lettera, come fossero funghi o, esagerando, Puffi. Mi chiedo seriamente a cosa stavo pensando quando ho accettato di svolgere questa tesi. Forse "Ma che bel modo per morire prima di vedere il mio 22esimo compleanno" oppure semplicemente ".............le trasmissioni sono momentaneamente sospese............". Bon, cervello in stand by, oggi non ce la posso fare. Forse domani. Forse. Spero.

Mentre stavo per accartocciare nervosamente una delle pagine strabordanti di lettere ed emisferi, in preda ad un esaurimento da chimel'hafattofare, ecco provenire dalla televisione in generale, e da mtv in particolare, un suono a me familiare. Ed ecco lì un video perso da anni nei meandri della mia memoria, parzialmente censurato dai neuroni del mio lobo temporale.La canzone si chiama Can't Hold Us Down, la cantante è Christina Aguilera, la sub-cantante è Lil' Kim. Mi ero quasi scordata della assurda indignazione che avevo provato, ai bei tempi, quando per la prima volta comparve questo videoclip in tv. Ed improvvisamente rieccomela addosso quella indignazione, quel fastidio pervasivo che mi invade. Proprio come quando mi provo per sbaglio un indumento sintetico e sulla mia pelle si fa viva e pungente la solita allergia che mi impone di svestirmi il più in fretta possibile e riaccoccolarmi nei miei candidi vestiti di puro cotone.
Questa irritazione nasce principalmente dal fatto che odio le donne che combattono per la causa femminista in modi anti -femministi.
Cercherò di essere più chiara, perchè lo ritengo importante.
Se si chiudono gli occhi e si ascolta semplicemente il testo della canzone si sente il ritmo estremamente ballabile di una di quelle canzoncine che le radio commerciali amano tanto. Il tono di Cri (sul mio blog mi prendo le mie confidenze) risulta piuttosto duro, anche se, solo ad ascoltarla, si ha la sensazione, anzi quasi la certezza, che la cantante pronunci le parole sculettando e ancheggiando come fosse sul cubo di una discoteca.
Per il resto il testo sembrerebbe anche-quasi-forse-a voler essere buoni un inno contro gli uomini che non prendono in considerazione le donne e che le calpestano solo perchè hanno paura della loro intriseca intelligenza. Frasi come "Allora- cosa non dovrei avere un opinione? dovrei stare buona semplicemente perché sono una donna? chiamatemi puttana (puttana) perché dico quello che ho in testa, suppongo che sarebbe più facile per voi da sopportare se mi sedessi e sorridessi" hanno un loro senso del tutto legittimo, nonostante quel doppio puttana rovini un po' l'armonia dell'argomentazione. Però Cri ha il tono incazzereccio, e forse puttana ci sta. Forse questa volta l'hanno fatta davvero arrabbiare. Sarà lì, nel video, che urla contro la telecamera, con lo sguardo fisso ed accusatore contro tutti gli uomini del mondo che pensano che le donne siano inferiori. Un bel primo piano di lei che spiega che non andiamo trattate come dei cagnolini! Così si fa, cri, brava!
 
Ok, REWIND. La canzone parte e voi lasciate gli occhi aperti, belli sbarrati.
Ghetto o comunque quartiere poco raccomandabile di una cittadina non bene specificata, USA. Un tamarro a petto nudo che indossa solo un paio di pantaloni rossi attillati passeggia ancheggiando come una soubrette per la strada, in mezzo a bambini e vecchiette. Si atteggia, fa occhiolini.. insomma, il solito tipo che se la tira senza un ragionevole motivo. Cri, che è seduta su un gradino, si alza e gli va incontro. Ed è vestita nel seguente modo: top viola che le arriva sì e no a coprirle il seno (ovviamente il reggiseno non esiste); gilet viola totalmente inutile; shorts, sempre viola, da jogging che le arrivano sì e no a metà gluteo; cappellino da baseball (viola!) che le copre perfettamente l'unica cosa che potrebbe tranquillamente lasciare scoperta; calzino bianco che le arriva al ginocchio; sandali (viola) con tacco a spillo.
Tralasciamo il cattivo gusto dello stilista e continuiamo con la descrizione di ciò che accade. Cri passa di fianco al tamarro e, caso vuole, lui le tocca il sedere. Classica strizzatina che ogni ragazza in vita sua ha provato. Estremamente sgradevole. E ovviamente Cri si arrabbia terribilmente. Come può avere osato, uno che cammina per strada a petto nudo, toccarle il sedere? E così parte a cantare... Sì perchè io ho un cervello anche se sono una donna. Sì perchè tu pensi di poter fare quello che ti pare con me. Etc etc etc.
Parte così una specie di street - fight (ma che idea originale) tra naked women and bad boys, in cui i reciproci insulti sono accompagnati da assoli di break e street dance. Gli uomini fanno i giri sulla testa e si toccano il pacco, le donne buttano fuori il petto e fanno vedere le unghie laccate, come se questo fosse estremamente minaccioso.
Ma il clou deve ancora arrivare. Infatti, da dietro il gruppetto di ballerine very angry, salta fuori lei, la regina della finezza made in USA, Lil' Kim. La quale non delude il suo pubblico e in 4 e 4=8 si toglie la lunga tunica nera che la copre dalla testa ai piedi. Lil' comincia a cantare (s)vestita nel seguente modo: bikini; cintura di pelle nera con fibbia dorata stretta sopra l'ombelico; tacco a spillo. Ed è assolutamente scandalizzata di come la trattano gli uomini! Di come pensano sempre che lei non abbia nulla da dire e di come abbiano paura di quello che in realtà lei è capace di fare. E insomma, come non darle torto,no?
Il finale del video è il seguente: Cri cavalca un idrante che bagna tutti i maschietti (oh, ma che sottile metafora) e se ne va ancheggiante e soddisfatta lasciando Lil' a sbrigarsela un po' da sola. E forse anche ad abbronzarsi un po'.
Bene. Partendo dal presupposto che una donna dovrebbe essere libera di vestirsi come vuole senza che ci sia necessariamente qualcuno (e qualcuno c'è sempre purtroppo) che si senta legittimato per questo a metterle le mani addosso e che di questo sono ferma sostenitrice, penso anche che sia giusto sottolineare che per dimostrare ad un uomo che si hanno tante cose da dire e che uomini e donne sono assolutamente allo stesso livello fare un video del genere per far passare il messaggio non sia esattamente la strategia migliore. Perchè, mi dispiace Cri, ma agitare le tette e shakerare il sederino in faccia all'ometto di turno per rivendicare i propri diritti non è molto femminista. è solo alquanto ridicolo e degradante per il genere femminile che tu tanto proteggi ed ami.
Il problema è che milioni di ragazzine comprano i dischi di questo tipo di cantanti (e in mezzo ci potrei mettere di tutto: dalla rasata a zero, a quelle che fanno finta di essere lesbiche per attizzare i maschietti e vendere di più, a quella che guida e beve-beve e guida...) e seguono questo tipo di esempio, pensando che la vera femminilità, la vera donna strong che non deve mai chiedere, la vera donna che viene rispettata sia quella. Mentre invece la vita reale la cantano altre cantanti, le cantautrici. Quelle che si presentano sul palco senza trucco e magari con un paio di jeans. Quelle che magari non sono mai apparse sulla prima pagina di Maxim. Ma che cantano dei problemi veri in modo coerente, senza dover necessariamente sculettare per farsi capire e rispettare.Alanis Morissette, Aimee Mann, Sia, Ani di Franco, Sara McLachlan... per restare a casa nostra, Elisa, Carmen Consoli, Cristina Donà.
Ovviamente poi nei locali non si balla su questioni di principio, quindi anche Cri e Lil vanno più che bene. Ma per favore, le cose serie fatevele dire da qualcuno di più competente! Vi prego.
(NB Una piccola curiosità... su youtube il video di Can't Hold Us Down è considerato come inadatto ad alcune di fasce di utenti.. per copiare il link ho dovuto eseguire il login e confermare la mia data di nascita!)
August 25

La isla bonita

L'una e mezza di notte. Un sms della T-Mobile mi sveglia dai miei cinque minuti di sonno conquistati con enorme sforzo per dirmi che sono la benvenuta in terra straniera. Molto gentili, penserei se non avessi la mente sovraccarica di improperi e di sonno non debitamente soddisfatto. Prendo la mia borsetta hawaiiana blu-che-più-blu-non-si-può ed emigro con atteggiamento stizzito verso il ponte del traghetto. Ben mi sta, penso assonnata, così imparo a non spegnere il cellulare.
Quello stesso messaggio mi arriva altre nove volte durante la lunga e fredda nottata insonne, a dimostrazione del fatto che una nota azienda di telefonia mobile, che mi asterrò dal nominare per ovvie ragioni, ha seri problemi a gestire la messaggistica. Al terzo sms della T-Mobile spengo il cellulare, onde evitare un notevole crollo nervoso. Guardo l'orizzonte buio. A stento riesco a discriminare la linea di divisione tra cielo e mare, ma una flebile luce in movimento mi aiuta nella ricerca di un punto di riferimento. Dovrebbe essere il traghetto che si dirige ad Atene, ma non ne sono sicura. L'unica cosa di cui sono certa è che non mi scorderò mai di questo immenso coperchio trapuntato di stelle che se ne sta lì, in silenzio, a farmi intimamente compagnia.
Alle 5.30 del mattino ecco apparire Spalato vestita di una soffice coperta notturna. I lampioni accesi, il campanile della cattedrale illuminato da una fioca luce rossastra, i fari delle macchine in attesa di imbarcarsi, le nuvole basse sulle casine dal tetto spiovente. Io scatto foto per distrarmi dal mal di testa incipiente e dai bambini che mi corrono sui piedi come niente fosse. Ripartiamo alle 8.30 e il rumore dei motori mi sveglia da un breve riposino che il mio fisico si è gentilmente concesso. Nelle orecchie ho una canzone dei linkin park che però non riconosco a causa del torpore e del male alla schiena che improvvisamente mi trafigge. Penso che non vedo l'ora di arrivare e di fare una doccia. Bere un'intera bottiglia di acqua gelata e stendermi su un materasso. Ne vale la pena comunque, lo sento. Sarà una splendida vacanza. Mi sgranchisco le gambe e scruto fuori dall'oblò. Chissà tra quanto arriveremo a Hvar..
A Hvar arriviamo verso le 10 e 30 del mattino, dopo ben quattordici ore di traghetto. Non tengo gli occhi aperti e ho la mente confusa, come se mi avessero appena svegliato all'improvviso urlandomi in un orecchio. Però la vista che offre il paesaggio è quasi commovente. Sembra quasi di stare attraccando su un'isola vergine: il manto verde che la ricopre fa quasi pensare che non esistano strade o case aldilà di quel minuscolo porticciolo colorato in cui la nave ha appena trovato ospitalità. Dal ponte intravedo signori anziani con piccoli cartelli in mano che salutano con il sorriso sul volto. Affittano le stanze ai turisti e, ovviamente, un sorriso amichevole aiuta notevolmente nell'impresa. Non vedo l'ora di scendere... nonostante la stanchezza l'adrenalina si fa sentire. Ho voglia di vedere, di fare, di riempirmi gli occhi con immagini e colori e persone e cose.
Ci mettiamo all'incirca un'ora per trovare l'appartamento. Il ragazzo con cui ho parlato all'agenzia di viaggi di Bologna non è stato molto chiaro in proposito. "Chiama un paio di giorni prima della partenza l'agenzia croata per dire verso che ora arrivate.. Ti sapranno di certo dire come arrivare". E io ho chiamato, anche se un po' titubante. Sì perchè, mi chiedevo, che lingua usare? Potrei cominciare con l'inglese, però magari parlano anche in italiano. E se, per sfiga, dovessero conoscere solo il tedesco? La guida prepara anche a questa eventualità... ed io non sono assolutamente più in grado di sostenere una conversazione made in Deutschland. Ma di fatto il problema non si è posto, in quanto ad ogni tentativo di telefonata in Croazia ho avuto per risposta il fischio di un fax. Ed ora siamo qui, su un'isola sperduta, senza sapere dove trovare l'agenzia Spes e con il terrore che sia chiusa perchè, ovviamente, è sabato ed io non sono riuscita a comunicare il nostro orario di arrivo. Ammetto che il panico comincia a scorrere le vene, ma nessuno dei tre osa proferire verbo..
Così, dal nulla, mi trovo ad intrattenere una conversazione con un barista parecchio brillo, ma altrettanto gentile, che si sforza di spiegarmi, in un inglese che mastica molto poco, che MAYBE, IT IS STRAIGHT 100 M IN THE LEFT.. MAYBE. Ci tiene a sottolineare più volte che si trova IN THE LEFT, e non sulla destra. Ma considerando che si parla di un lungomare, e a destra c'è decisamente il mare, lo ringrazio prima di mettermi a ridere, facendomi scappare un "Va bene, grazie" che suona molto poco inglese. Lui mi risponde in perfetto italiano e a quel punto penso che sono un po' scema a dare per scontato che sappiano meglio l'inglese dell'italiano. Di fatto seguiamo le sue non proprio chiare indicazioni e finalmente troviamo la tanto agognata agenzia. Dentro c'è un nonnino piuttosto arzillo che dapprima guarda il nostro vaucher con aria vagamente confusa (e questo non mi piace per niente), poi fa una telefonata e schizza via senza casco su un motorino giallo fosforescente farfugliando qualcosa sul fatto che i proprietari non rispondono al telefono (e questo mi piace ancor meno).
Il resto ormai è storia e raccontandolo scadrei in una di quelle banali descrizioni che si di solito si leggono sulle cartoline... l'appartamento lo abbiamo trovato ed era perfetto. In più mare stupendo, panorami mozzafiato, cibo ottimo. Ci tengo però a precisare che sono stata veramente bene. E che finalmente posso archiviare l'estate di tre anni fa, in cui la vacanza in Croazia sfumò per motivi estremamente gravi che ancora riescono a farmi arrabbiare. Finalmente sono riuscita a fare il bagno in quel mare cristallino e a vedere tutto ciò di cui avevo sentito raccontare. Finalmente ho vissuto in quel posto il 25 luglio che tre anni fa ho trascorso in un modo che non mi sarei mai aspettata. Finalmente l'alone di sfortuna che aleggiava sulla Croazia è definitivamente sfumato... anche se, e qui ora se ne può parlare con un sorriso quasi divertito sulla bocca, il gesso a giugno di Eki e il dito semi-tranciato dall'affettatrice di Fred avevano fatto prevedere l'imminente catastrofe.... Finalmente riparto con l'idea che nella mia vita non debba sempre andare tutto per il verso sbagliato. E non potevo chiedere di più ad una vacanza...
 
Le frasi celebri:
- Un mese prima della partenza. Fred: "Beh, Eki con il gesso, io con un dito mezzo mozzato.. ci manchi solo tu!" Risposta: "Beh, veramente spererei che per me valesse ancora l'incidente di tre anni fa.. Spero che la validità non sia scaduta!"
- Porto di Ancona, 2 ore prima della partenza. Io: "Già me lo immagino... noi tre sulla scialuppa di salvataggio ed io che guardo, con le mani nei capelli, la mia auto che affonda..."
- Porto di Ancona. Poco prima dell'imbarco. Tipo sconosciuto: "EEEH scusssa! Che 'annate anche voi a Uàr, porto di Stariiiiii Grad con la nave Dubovnìch?" (traduzione: per caso andate anche voi a Hvar [:Cvar] al porto di Stari Grad con la nave Dubrovnik) Eki: "perchè quando succedono queste cose non c'è un registratore automatico nella mia testa che le registra istantaneamente?!"
- Sul ponte del traghetto, ore 24.00. Fred: "Che meraviglia.. potrei stare così tutta la notte.." (LE ULTIME PAROLE FAMOSE)
- Appartamento in Croazia. Eki: "Io uso questo asciugamano come accappatoio" Io: ".. Ma è enorme..A me sembra una coperta.." Eki: "No, no! è un asciugamano! è di spugna!".... mezz'ora dopo: "Che strano.. anche se lo piego in due striscia comunque per terra!" (ERA, IN EFFETTI, UNA COPERTA)
- La mattina del cambio della biancheria. La padrona di casa che parla solo ed esclusivamente croato e che pensa che la sua lingua sia simile all'italiano (e che dunque continua, imperterrita, a ripetere le STESSE cose gurdandomi intensamente negli occhi e senza fare nemmeno un gesto per spiegarsi): "POSTENA? Postena?"... Io: "....Mi dispiace non capisco..." Eki&Fred: ridono nell'altra stanza. Signora: "POSTENA!"... Io (disperata): "Signora.. mi dispiace.. non capisco...." Eki&Fred: continuano a ridere, piegati in due, nell'altra stanza. Signora (sbuffa arrabbiata) "POSTENA!!" ..........e segue così per ben mezz'ora. Alla fine le dico "Sì, va bene!" distrutta da questo assurdo scambio comunicativo. Finale: mi sbatte un cuscino in mano e se ne va arrabbiatissima. Dopo un'ora troviamo un comodino fuori dalla porta.......
June 19

Sorry seems to be the hardest word

 
...Strano. Dicono che le donne sono delle vipere e si mangiano a vicenda. Molto spesso però ci si dimentica di dire che la maggior parte delle volte dietro a queste lotte femminili c'è un uomo che soffia sul fuoco e che muove i fili, proprio come si fa con le marionette.
Dicono anche che sbagliando si impara, ma sbagliare significa spesso e volentieri far soffrire gli altri.
Io ho sbagliato. Ho anche imparato. Ma ho fatto soffrire.
Mi sono fatta manipolare come una bambolina di pezza e questo mi fa venire la nausea. Perchè al mondo c'è gente che usa gli altri come se fossero strumenti creati appositamente per soddisfare i propri bisogni. Il problema è che in gioco ci sono delle vite. Delle vite vere, vissute da persone vere, con sentimenti, emozioni e paure. Ed è un niente far andare tutto a puttane.
Nessuno mi risarcirà mai gli anni persi. Nemmeno tu, che ti sei divertito e ti diverti ancora a giocare con gli altri come fossero pezzi di Lego con cui arrivare ai tuoi scopi.
E soprattutto nessuno mi toglierà mai questo orribile senso di colpa.
Scusami. Davvero.
 
 
May 15

Annuncio di resurrezione (post un po' retorico, ma per questa volta chiudete un occhio)

Sconvolgente constatare da quanto non scrivo su questo blog.
Negli ultimi mesi ho passato la mia vita sui libri, sulla tesi e comunque fuori dal web.
Ora che da poche ore l'obiettivo è fallito, o, come dice qualcuno, solo momentaneamente sfumato (eufemismo ben costruito per dire la stessa cosa) ritorno alla vita di sempre, sperando che ci sia qualcuno che si ricorda ancora di me e del mio modesto pezzettino di vita reale proiettato nel mondo virtuale.
Sono di nuovo qui.
Un po' demoralizzata. Molto stanca. E vagamente persa nei miei pensieri. Ma sono qui.
Da domani nuova vita. Anzi, vecchia vita, ma in una prospettiva nuova. Più calma. Più rilassata. E forse migliore. Ma prima di ricominciare a respirare voglio ringraziare alcune persone che mi sono state vicine in tutti questi mesi di mio virtuale silenzio, ma soprattutto di reale crisi esistenziale.
Quindi.. eki, fred, lu e ale. Grazie. Davvero. Di tutto: delle risate, delle parole di conforto, dei consigli, della comprensione totale, della dolcezza.
Da domani è un'altra vita, ma so che voi ci siete. E questo mi fa decisamente sorridere.
Grazie anche a papà. Finalmente ci sei.
E a mamma. Che c'è con il cuore anche se la testa va da un'altra parte.
Buonanotte web, a domani. E stavolta dico sul serio.
January 28

Ricomincio da domani..

A voler usare un eufemismo, potrei dire che oggi sono intrattabile.
Ma sarò meno sottile e ammetterò crudamente che se potessi mi prenderei a schiaffi da sola per la mia intrinseca (e alquanto estrinseca) odierna odiosità.
Sarà la visitina mensile o il nervosismo da esami. Sarà l'odio per ciò che sto studiando o il fatto di non avere una camera insonorizzata. Sarà semplicemente che sono stanca e vulnerabile. Saranno i 4 Buscofen o le canzoni malinconiche. Sarà il disperato bisogno di carboidrati.
Sarà che, nonostante il tempo che passa, continuo da anni ad identificarmi con la protagonista di una canzone di Ligabue e, sebbene sia una dei più bei testi degli ultimi 10 anni, non capisco se soffro di un blocco della crescita oppure se tutta la mia vita dovrà andare così.
Sarà che non capisco la gente che, per noia o per diletto, decide di rendere un inferno la vita degli altri o che non riesco ad essere veramente come vorrei.
Sarà per tutti questi motivi che se potessi manderei indietro questa giornata, come si fa con il rewind.
Ricomincerei da stamattina, quando mi sono svegliata al calduccio, sotto il pile con le foche, il panno scozzese, il trapuntino multicolor e il piumino blu...
Ricomincerei dall'entusiasmo di ieri mattina, quando mi sono svegliata ancora esaltata dopo una serata passata allo spettacolo (meraviglioso) di Daniele Luttazzi.
Ricomincerei probabilmente da qualche anno fa, per gestire meglio alcune situazioni che ancora bruciano dentro.
 
Sono giornate come queste che mi fanno pensare al tempo. A quanto corre... e a quanto ne butto incazzandomi e stampandomi in volto questo odioso broncio esistenziale. 
Dovrei fare più attenzione all'orologio. Spesso e volentieri non gli do importanza scordandomi completamente del fatto che i minuti passano. E che quelli che passano non tornano.
E che è stupido trascorrerli pestando i piedi e maltrattandomi, fantasticando poi di immaginari video registratori che possano far indietreggiare le lancette nel quadrante.
Al di là di qualsiasi retorica, il tempo non torna, e non si sa nemmeno quando se ne va.
Così ricomincio da domani, e non da ieri..
Sperando una volta per tutte di capire che la mia vita vale almeno la pena di essere vissuta.
In fondo, cosa mi costa?
 
 
 
 
 
 
 
January 25

"Che hai d'appicciamme n'euro?" (cit. di una vecchia amica de Roma)

Eccomi, sempre io.
Hard disk nuovo, vita nuova.
Portafoglio estremamente leggero.
Come minimo spero che il nuovo disco sia forgiato in oro e tempestato di gemme preziose (simile al cellulare di Paris Hilton quindi).
Visto l'investimento non da poco penso che comincerò ad aggiornare il blog due o tre volte al giorno, in modo da giustificare la spesa davanti alla mia avara razionalità...
Nulla, però, può vietarmi di pensare che con la stessa cifra avrei potuto comprare un pacchetto di sette, dicasi sette, massaggi in un centro estetico... Certo, la scelta alternativa non avrebbe fatto bene alla mia carriera di blogger, ma sicuramente avrebbe alquanto giovato ai miei nervi...
Ma suvvia, perchè pensarci?
Quando sarò ricca e famosa, avendo pubblicato un libro autobiografico sulle gioie e i drammi della mia vita (che poi verrà ovviamente trasposto in una soap opera di successo in qualche rete privata), forse non me ne ricorderò nemmeno.
Per ora torno mesta a studiare.
In fondo bisogna solo arrivare a domani...
........il che non è una garanzia, visto l'esame di informatica statistica.
 
 
January 03

Buon anno Valentina

Questo non è esattamente il modo in cui pensavo sarebbe cominciato il 2007.
Solitamente si fanno sempre grandi propositi.. "Buon anno", "Questo sarà un anno meraviglioso", "il 2006 non è stato un gran che, ma il 2007 sarà quello buono"..
In realtà questo nuovo anno è cominciato molto male e non rimane altro che sperare che sia una specie di falsa partenza. Una di quelle che solitamente fanno i corridori nelle gare più importanti, quelle in cui sono più tesi.
In effetti il 2007 si prospetta una gara importante e beh.. per essere tesa sono tesa.
Ma avrei preferito partire meglio.
Lasciarmi tutte le schifezze alle spalle.
Chiudere la porta del 2006, lasciando in quella stanza tutte le incertezze e i dubbi. Tutti i mobili traballanti e le vesti rovinate.
Invece la porta si dev'essere riaperta mentre non ponevo attenzione. Magari mentre brindavo allo scoccare della mezzanotte o mentre mi addormentavo, alle 2.30, sul divanetto della casa del mare, sotto il panno di pile.
Si dev'essere aperta, come una specie di vaso di Pandora, e deve aver riversato tutto il suo contenuto nella mia nuova stanza. Una stanza in cui devo convivere con me stessa per i prossimi 362 giorni e che non sembra, a questo punto, molto differente da quella in cui mi trovavo fino a pochi giorni fa.
Non voglio essere pessimista. Non mi piace e non lo sono mai stata.
Magari il 2007 riserverà sorprese meravigliose.
Magari per davvero la mia è solo una falsa partenza.
Magari tra qualche giorno o qualche mese sarà tutto diverso.
Magari alla mezzanotte del 31 dicembre 2007, non so dove e non so con chi, mi troverò a tirare somme positive su quest'anno che ora denigro così tanto.
Ma per ora cerco solo di essere realistica.
Vedo solo nebbia. E per quanto la nebbia sia spesso piena di un ambiguo ed avvolgente fascino, la mia riesce solo a spaventarmi.
Solo io posso fare in modo che si diradi. Annullando quei dubbi e quelle incertezze che mi hanno seguita fin qui. Ma a volte è terribilmente difficile liberarsi di qualcosa che ci segna così tanto.
è come avere gli strumenti per distruggere un muro e non avere i muscoli per usarli.
Allo stesso modo io non ho la forza di reagire, di capire e di ascoltarmi. Non ho la forza di riconoscere e afferrare i miei desideri, nè di cercare cosa voglio sul serio.
Non ho la forza di buttarmi giù e ricostruirmi da capo, come invece farebbe con quel muro qualcuno che i muscoli ce li ha.
Ho bisogno di respirare aria nuova. Aria che mi liberi i polmoni, la testa e il cuore. Aria che faccia chiarezza e che mi permetta finalmente di liberarmi dalle catene mentali che mi sono forgiata da sola, da tutti i rigidi schemi emotivi che ho costruito con inconsapevole incoscienza e che mi tengono legata a quell'immagine così debole e fragile che ho di me.
Ho bisogno di chiudere il vaso di Pandora con la consapevolezza di non aver più nulla da temere, perchè anche se si riaprirà non uscirà più da esso nessuna incertezza così grande da destabilizzarmi fino a questo punto.
Allora esprimo un desiderio.. solo uno, sperando che almeno questo il 2007 me lo esaudisca senza troppi "ma" o "se".
Desidero solo instaurare un rapporto migliore con me stessa.
Un rapporto che mi permetta di ascoltarmi senza paura e di reagire in modo più consapevole e meno sottomesso agli eventi.
Buon Anno, di cuore.
December 06

Das schwerste Gewicht

Devo ammettere che io ed il mio pc siamo più in sintonia di quanto vorrei ammettere.
In queste ultime settimane sia lui che io siamo come stati fulminati.
Lui dall'ennesimo virus che non si sa se è un virus, ma che se non è un virus non si sa cos'è e d'altronde "un portatile dopo un anno è già vecchio" e, considerato che valentina non ha ancora finito di pagarlo, la cosa è molto vera ma molto triste. Di fatto il virus-non virus-ma virus continua a dar problemi e nessuno dei cosiddetti esperti sa cosa farci.
Idem per il mio piccolo corpicino martoriato (per non parlare delle palle, che in relatà non ho ma che è come se ci fossero.. quindi sono altamente assimilabili al virus immaginario sovracitato). Non si sa più che mi succede, ma è come se il mio processore stesse andando fuori controllo.
Ho passato l'ultimo mese a studiare come una dannata e la prima settimana in cui mi posso riposare mi ammalo. Mi ammalo di una di quelle strane cose che si placano quando non faccio certi pensieri e si accendono come vulcani non più assopiti quando mi rimetto a pensare.
E questo dovrebbe far riflettere.
La dottoressa mi ha guardato e mi ha detto che il mio stomaco è contratto e duro come il carapace di una tartaruga. E che se non mi metto un po' tranquilla una di queste volte finisco all'ospedale. Questa volta d'altronde non riuscivo più a camminare dai crampi alla pancia e non ci sono andata così lontana.
D'altronde mettersi tranquilli non è così facile a farsi.
Sono totalmente nel pallone.
Non so più cosa voglio per il presente e per il futuro. Non so se sono adatta al percorso che ho scelto. Ho paura di fallire e di non avere le palle per vivere la mia vita. Non sono più sicura di nulla.
è come se non avessi la forza di vivere quello che accade.. soprattutto le cose pesanti, quelle più difficili. E questo è strano.
è strano perchè mi sono sempre saputa mettere in gioco. Ho sempre saputo prendere i massi sulle spalle e continuare per la mia strada. Ho sempre avuto il coraggio di sostenere lo sguardo altrui, poichè sapevo di esserne all'altezza.
Non so che mi è successo, ma ora faccio fatica persino a sostenere una conversazione senza sentirmi a disagio e soprattutto inadeguata. Come se non fossi all'altezza nemmeno di parlare con un mio coetaneo.
Quest'aura di insicurezza è come un velo sottile che mi strozza e non mi lascia libera di vivere.
E come al solito continuo a chiedermi, attonita, dove diavolo è finita la mia Valentina.
 
"La gente di solito si rifugia nel futuro per sfuggire alle proprie sofferenze. Traccia una linea immaginaria sulla traiettoria del tempo, al di là della quale le sue sofferenze di oggi cessano di esistere" da L'insostenibile leggerezza dell'essere, Milan Kundera
November 16

"I will paint my picture, paint myself in blue and red and black and grey" (cit. II)

Chi conosce almeno un po' il genere sa che ci vuole uno spirito tutto particolare per cominciare la giornata con una canzone come "Mr Jones" dei Counting Crows, piuttosto che con "Run" degli Snow Patrol.
Io stamattina quello spirito non ce l'avevo.
Ma visto che sono sempre piena di iniziativa ho cercato di trovarlo.
Così, appena uscita dal cancello verde (speranza?) del mio palazzo ho premuto play e ho cominciato la mia personale caccia al tesoro.
Nonostante sia profondamente innamorata di come Adam Duritz pronuncia quei tre "Beautiful" iniziali e di quel "Sha la la la la la la la. Yeah. Uh huh.Yeah.", che mi fa letteralmente impazzire, la ricerca non è stata così fruttuosa.
Quel certo "non so che" che serve per guardarsi intorno e dire "Beautiful" in un certo modo è qualcosa che è difficile da ritrovare, se lo si è perduto.
(Per non parlare dello spirito che serve per canticchiare SHALA LA LA LA LA LA LA LA con convinzione)
è da una settimana, ormai, che mi sento come una candelina accesa sul davanzale di una finestra, in balia del vento e della pioggia. Rimango accesa, ma devo metterci dell'impegno per riuscirci.
E resistere alle intemperie addirittura con entusiasmo è un'impresa quanto meno pretenziosa.
Peccato, perchè quando sono entusiasta shalalalalalalala lo sono per davvero. Sono beautiful, detto in quel certo modo che mi fa impazzire.
E lo sono spontaneamente, quasi biologicamente, senza aver bisogno di "farmi in vena" di Mr Jones tutto il giorno.
Ma sono momenti sempre più rari, perchè ultimamente piove sempre più spesso, e soprattutto sempre più forte.
E c'è molta differenza tra il resistere accesa ad una pioggerellina primaverile e il non spegnermi sotto le raffiche gelide di una pioggia in tipico autumn-winter style (termine che Adam Duritz pronuncerebbe di certo in modo adorabile).
Forse quell'incontrollabile voglia di essere e di fare tornerà col tempo. Servirebbe solo un po' di tranquillità. Ne basterebbe una briciola per rendermi grata (grata a chi o a che cosa non lo so, non ho la pretesa nè l'ambizione di saperlo. Ma credo comunque che la gratitudine sia un buon modo di porsi nei confronti dell'universo). Per rendermi entusiasta, come ero una volta.
Sono speranzosa.. Forse il Natale ci metterà lo zampino e mi riporterà quella dolcezza di fondo che mi ha sempre tenuto buona compagnia. Quel luccichio agli occhi che ero tanto fiera di avere fino a qualche tempo fa.
Attendendo i Jingle Bells e le luci del Christmas Time continuo comunque con l'overdose di Mr Jones.
Non si sa mai, potrei trovare qualcosa sulla via.
 
She's suddenly beautiful.
And we all want something beautiful.
Man, I wish I was beautiful...
So come dance the silence down through the mornin'
Mr. Jones, Counting Crows
 
 
 
 
November 11

"Quante cose che non sai di me. Quante cose che non puoi sapere.." (cit.)

E così ecco qui Valentina.

Nata in una famiglia impeccabile. Piccola Principessina di periferia.

Cresciuta poi però in una famiglia in frantumi, dal primo all'ultimo componente.

Una di quelle famiglie in cui impari subito che non puoi contare su nessuno, al di fuori di te stesso. In cui impari che non sei indispensabile, ma anzi, che a volte sei un peso.

Cresciuta senza coroncina, ma anzi con i piedi fin troppo piantati per terra.

Una terra che spesso assomiglia più ad un filo sottile, piuttosto che ad un saldo pavimento.

Ecco qui Valentina, che si trova in uno di quei tipici momenti da film.

Uno di quei momenti in cui il personaggio principale è in crisi. E parte la canzone.

Quella canzone che non sai mai come si chiama, perchè solitamente è assolutamente sconosciuta. Ma che ti piace.

Dio come ti piace.

Ti fa quasi commuovere, perchè un po' ti ci ritrovi in quel personaggio.

A volte, in realtà, ti ci ritrovi persino del tutto.

La canzone parte e il personaggio passa interminabili momenti a guardare l’orizzonte, o a guidare sotto la pioggia, o a fissare un telefono, indeciso sul da farsi.

Bene Valentina è ferma al momento della canzone da tanto, come se nel suo film si fosse incantato il disco.

Perchè nella realtà la scelta non è così semplice da prendere.

La crisi non è così facile da superare.

Valentina si sente così.

Disorientata e fragile. Vulnerabile.

“Valentina è forte”. “Valentina è così matura, molto più della sua età”. “Valentina sì che sa cavarsela”.

Valentina invece passeggia sotto la pioggia e pensa che no, non è forte. Per niente.

Il pubblico non sa cosa sta pensando. Non è uno di quei momenti in cui si verbalizzano i pensieri.

Ma lei è dalle prime note della canzone che sta urlando, senza che nessuno se ne renda conto.

Ha paura perché sotto al filo su cui cammina cautamente, un passo dopo l’altro, per l’ennesima volta non vede nulla. E lei sa, o eccome se lo sa, quanto fa male cadere da quell’altezza.

La pellicola continua a scorrere a vuoto, come incantata su quel momento così perfetto.

E a Valentina fa comodo così. Le piace che quella canzone continui ad avvolgerla, perché in quel manto di note la scelta e il giudizio sono sospesi.

Non ne può più, il nostro personaggio, di dover decidere. Di doversela cavare. Perché le decisioni sono difficili nel suo film.

Restare o partire? Saltare o rimanere ferma?

Sotto la pioggia pensa a lei e al fagotto con cui nuovamente dovrà partire. Alla sua vita che dev’essere di nuovo rasa al suolo e ricostruita. Alla sua esistenza chiusa nuovamente in uno scatolone sulla via di una nuova casa, che casa non sarà, proprio come non lo sono state quelle passate.

Valentina è stanca.

Vorrebbe solo spegnere la musica e decidere cosa deve farne di se stessa.

Staccarsi dal filo e volare, invece di cadere.

 
 
 
November 06

Domanda che fai, risposta che ottieni

Nonno di Valentina: "Valentina, ma secondo te questo mondo dove vuole andare a parare?"
Ed ella: "Francamente non se nemmeno dove voglio andare a parare io..."
November 05

Esprimi un desiderio....

Sto bene, e questo è meraviglioso.
In questo periodo mi godo gli eventi, senza farli scivolare via. E questo mi piace.
Tra ieri e oggi ho sorriso mille volte, e non succedeva da tanto.
Ho trascorso questo compleanno esattamente con le persone con cui volevo trascorrerlo. 
E sono stata Bene. Con  la B maiuscola, perchè in questi casi non c'è rischio di esagerare.
Venerdì sera, come da tradizione, il mio migliore amico ed io siamo andati ai Teatri di Vita.
Ogni anno, la sera prima del mio compleanno partiamo all'avventura e andiamo a vedere uno spettacolo tra quelli proprosti dal palinsesto del teatro.  Un teatro molto particolare, che accoglie spettacoli originali e piuttosto "intellettuali" provenienti dai più disparati paesi del mondo.
Il primo anno siamo andati a vedere "Othello" in giapponese. Non sapevamo cosa aspettarci, ma siamo rimasti piacevolmente stupiti. La storia d'altronde la conoscevamo a memoria, quindi la lingua non è stata un problema... le scenografie, i costumi, la recitazione.. tutto stupendo e mai banale.
Così abbiamo continuato. E siamo sempre rimasti soddisfatti.... sempre fino a venerdì, serata in cui ci siamo lanciati in uno spettacolo di danza indiana che "sicuramente", pensavamo noi ingenuamente, sarebbe stato divertente.
..... Ecco, mai annoiati tanto in vita nostra. Inizialmente non sapevamo se ridere o piangere, considerati i 70 minuti di movimenti letteralmente da moviola delle cinque ballerine assolutamente inespressive e incolore (vestiti tutti uguali color beige, stessa pettinatura, luce fioca conciliante il sonno). Significato ambiguo, gesti sempre uguali... A metà dello spettacolo mi stavo per togliere una scarpa e lanciarla in testa al regista/coreografo. Ma non riuscivo a vederlo, dunque mi sono trattenuta... soprattutto mi sono dovuta trattenere dalle risate, visto che ad un certo punto, vedendo una delle ballerine cadere a terra mi è venuto da ridere. Mi sono subita guardata attorno, e ho visto gli altri spettatori immersi completamente nell'intensità della scena. Poi ho guardato Fred e ho visto la sua faccia attonita, molto simile a quella che doveva essere la mia.
Ho cominciato a ripetermi "Vale, non ridere... Vale ti prego, contieniti... Non ridere, non ridere, non ri-de-re!".
Ce l'ho fatta... momentaneamente. Mi sono costretta ad alzare gli occhi e contare i faretti puntati sul palco, e per un momento l'attacco di "ridarola" è passato.
Mi ha riassalito, però, al momento degli applausi, mentre Fred mi implorava con gli occhi di essere contenuta (e di non trascinarlo in un'enorme figuraccia) e le mie vicine di poltrona mi guardavano malissimo.
Non abbiamo fatto che ridere come due deficienti per tutto il continuo di serata, imitando i gesti assurdi delle ballerine... ed è stata la riprova di come per divertirsi e star bene non c'è bisogno necessariamente di attaccarsi ad un mojito,
Un'altra riprova è stata l'uscita di ieri sera con le mie compagne/i di facoltà e con un paio di amici che si sono aggregati.
Ho ingerito solo un bicchiere di San Giovese, per far compagnia al cous cous e alla fetta di torta che mi sono concessa, ma mi sono comunque rotolata dalle risate per tutta la sera. 
E per l'ennesima volta sono stata Bene..... Bene quando ho letto la dedica che una mia amica mi ha scritto sul libro che mi ha regalato, Bene quando ho dato metà del mio cous cous alla Vale, che aveva scelto un  piatto che in realtà non le piaceva. Bene quando abbiamo rievocato scene assurde del passato. Bene quando ho visto che le persone al tavolo riuscivano a parlare e a sentirsi a proprio agio, anche se si erano conosciute da poco. Bene quando ho visto che un mio amico è riuscito a farmi un regalo che si intona totalmente con quello che sono, pur non conoscendomi da tanto. Bene quando gli Psicologi hanno stracciato a Taboo gli Ingegneri, dimostrando così una legge universalmente riconosciuta (cioè che ad ingegneria lobotomizzano gli esseri umani), Bene quando ho abbracciato tutti prima di tornare a casa. Bene quando, sulla via del ritorno, mi sono resa conto che per la prima volta non avevo paura a guidare di notte, anche se nell'abitacolo c'eravamo solo io e le note di Radio Dimensione Suono. E che dunque forse un po' più grande lo sto diventando sul serio.
Prima di addormentarmi ho ripensato alla giornata. E soprattutto alla mattinata passata con mio padre, finita tra l'altro con un pranzetto delizioso a base di 4 bicchieri di prosecco, un piatto di tortelloni burro e salvia e una fetta di torta Sacher con sopra una candelina rosa messa dal cameriere, un amico di mio padre. E ho pensato a quanto abbiamo parlato...Davvero tanto. Come forse non era mai successo. Si vedeva che era contento di stare con me. Per la prima volta ho avvertito la sensazione di essere davvero importante per lui, e questo mi ha come investita di amore.
Mi ha detto che, anche se non me l'ha mai detto, quando è stato male non ha mollato perchè aveva una figlia che non poteva abbandonare. E questo finalmente mi ha liberato dal peso che ho provato per una vita: quando non c'era comunque mi pensava. Non mi aveva cancellato. E questo è l'importante, una volta che si perdonano agli altri gli errori. Sapere che comunque quegli errori non erano volontari e che il bene era sempre lì, vivo e vegeto.
Ho pensato anche, prima di dormire, a quanto dovevo far ridere, vista con occhi esterni, sull'autobus al ritorno da quel pranzo. Con quel faccino ebete da Prosecco e quel sorrisino stampato in faccia.
Con oggi si chiudono le danze.
Il preambolo è stato il tanto atteso pranzo con la famiglia, che ha appena distrutto i miei sogni di diventare Miss Universo... (va beh, sarà per il prossimo anno!)... mai mangiato tanto. E così bene...
D'altronde quando le cuoche di casa mia si mettono d'impegno nessuno è al sicuro, nemmeno il più salutista o il più maniaco della dieta. E la giovialità che si crea in questi pranzi.. beh, riesce addirittura a spazzar via per un attimo tutti i problemi e le preoccupazioni che affliggono di questi tempi... le lacrime di mia nonna, la tristezza di mia madre, la tensione di mio nonno... e quella malinconia, mista a rabbia, che mi pervade dalla mattina alla sera.
Ovviamente, non sto ad enumerare le bottiglie di vino che c'erano in tavola perchè risulterei surrealistica.
Di fatto, non vedo l'ora che arrivi stasera, in cui si chiuderà il teatrino cretosi in questi giorni con i miei amichetti del cuore. Cenetta a base di riso basmati con gamberetti, piselli e germogli di soia, pollo con le mandorle e torta.
Che dire....
Sto Bene.
E starò Bene.
Almeno questo è il desiderio (o promessa?) che ho espresso soffiando le candeline per questo 21esimo anno.
 
November 01

Riassunto delle scorse puntate..

Dopo mille giorni di assenza, rieccomi qui.
Mi scuso da subito per il poco spessore che caratterizzerà questo post nato stanco.
La sensazione, infatti, è quella di essere stata asfaltata da un camion.
La domanda che attualmente mi sta più a cuore è: con questo ritmo arriverò mai alla fine dell'anno?
Lo so, manca poco, giusto un paio di mesi... quindi forse ce la posso fare a veder nascere il 2007.
Ma prima di allora devo sostenere altri quattro, dicasi quattro parziali. E se si calcola che l'ultimo di questi cade verso il 20 di dicembre si può tranquillamente arrivare a concludere che la media da sostenere è di un esame ogni 12,5 giorni.
Al che non so se ridere, piangere o buttarmi sul cibo.
Optando per la prima possibilità dimostrerei a me stessa di essere finalmente arrivata alla positività che da tanto sto cercando.
Ma, conoscendomi, penso sia più plausibile trovarmi presto in lacrime aggrappata ad un pacco di biscotti.
A parte questo, la settimana ha riservato anche risvolti positivi.
Tanto per cominciare la necessità di capirci qualcosa di psicologia dell'educazione ha comportato la formazione di un tanto coinvolgente quanto confuso gruppo studio, composto dalla sottoscritta e dal manipolo di pazze scatenate con cui mi diletto in facoltà. ;D La qual cosa mi ha fatto estremamente piacere, visto che adoro passare il mio tempo con loro.
Il connubio di menti, caffè, nutella, risate e liberatorie imprecazioni ha creato un gran bel risultato. E alla fine è questo che rimarrà nel tempo.
Un secondo evento che va sottolineato, tanto sembra irrealistico, è il fatto che il mio adorabile miglior amico è riuscito a trascinarmi al ristorante giapponese.
Beh, non ho mai riso tanto e sono arrivata a concludere che lui ed io dobbiamo essere per forza gemelli divisi alla nascita. Il livello a volte seriamente inquietante di telepatia che c'è tra di noi fa veramente pensare che certi fenomeni paranormali siano bazzecole in confronto a quello che succede tra le nostre teste.
Sul giapponese non mi pronuncerò. E preferirei che nessuno infierisse.
Infine, dopo lunghe riflessioni ho deciso cosa combinare per il mio imminente compleanno, e ne vado alquanto fiera. Già ieri sera ho in parte festeggiato nelle vesti di streghetta di Halloween con zucche scolpite a mano appresso. Ma non vedo l'ora che arrivino venerdì, sabato e domenica sera perchè ci sarà da divertirsi...... solo per il fatto che festeggio tre sere di fila c'è già da preoccuparsi!...
Non so con che faccia mi presenterò lunedì a lezione, ma questo per ora è davvero l'ultimo dei miei pensieri. Il primo invece è quello di capire come dividere le unità alcoliche in modo da ricordarmi la strada di casa tutte e tre le sere!........
 
 
 
 
 
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