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    October 22

    My mirror

    __ THROUGH GLASS__ Stone Sour
    I'm looking at you through the glass...
    Don't know how much time has passed
    Oh god it feels like forever
    But no one ever tells you that forever
    Feels like home sitting all alone inside your head

    How do you feel? That is the question
    But I forget.. you don't expect an easy answer
    When something like a soul becomes
    Initialized and folded up like paper dolls and little notes
    You cant expect a bit of hope
    And while your outside looking in
    Describing what you see
    Remember what your staring at is me

    Cause I'm looking at you through the glass...
    Don't know how much time has passed
    All I know is that it feels like forever
    When no one ever tells you that forever
    Feels like home, sitting all alone inside your head

    How much is real? So much to question
    An epidemic of the mannequins
    Contaminating everything
    When thought came from the heart
    It never did right from the start
    Just listen to the noises
    (No more sad voices)
    Before you tell yourself
    Its just a different scene
    Remember its just different from what you've seen

    I'm looking at you through the glass...
    Don't know how much time has passed
    And all I know is that it feels like forever
    When no one ever tells you that forever
    Feels like home, sitting all alone inside your head

    And it's the stars
    The stars
    That shine for you
    And it's the stars
    The stars
    That lie to you.. yeah-ah

    I'm looking at you through the glass...
    Don't know how much time has passed
    Oh god it feels like forever
    But no one ever tells you that forever
    Feels like home, sitting all alone inside your head

    Cause I'm looking at you through the glass...
    Don't know how much time has passed
    All I know is that it feels like forever
    But no one ever tells you that forever
    feels like home, sitting all alone inside your head

    And it's the stars
    The stars
    That shine for you.. yeah-ah
    And it's the stars
    The stars
    That lie to you.. yeah-ah
    (...)
    Ohhhoh when the stars
    Ohhh oh when the stars that lie
     
    Lapsus non indifferente. Ho cantato questa canzone per giorni traducendo nella mia mente "Glass" con la parola "Specchio"... Solo ora, scrivendo il titolo di questo post, ho esplicitato correttamente a me stessa che "specchio" è "mirror", mentre "glass" è "vetro".
    Le canzoni che ascolto a ripetizione per giorni sono quelle che riescono ad andare perfettamente in armonia con la mia anima. O meglio con quella fetta di anima che vuole essere coccolata, o curata, in un determinato periodo.
    Col tempo ho imparato ad archiviare una ad una le canzoni importanti e a capire come abbinarle ai miei stati d'animo.
    In questi giorni una nuova parte di me si è scoperta, come fosse carne viva. E una canzone, questa canzone, si è andata a sovrapporre ad essa, come fosse il pezzo mancante di un puzzle.
    Non faccio che ascoltarla.
    Il motivo non lo so.
    Potrei dire perchè è meravigliosa, ma non chiarirebbe nulla.
    Non chiarirebbe perchè va in armonia con la mia anima. Nè perchè non posso fare a meno di sentire che è mia, pur non afferrando in pieno il significato di alcuni passaggi. E nemmeno perchè mi vedo così tanto nella strofa che ho sottolineato.
    How do you feel? This is the question.. but I forget.. you don't expect an easy answer..
    Ma è così, è meravigliosa. Si intona con le mie corde vocali, con i miei sensi, con il mio modo di essere. Con i miei vissuti e le mie sensazioni. Con la pelle, con le ossa e con tutto ciò che sta tra cuore e mente.
    Dice quasi tutto di me, di quello che provo. Lo dice al di là delle parole, attraverso le righe, le note e le inflessioni calde della voce del cantante.
    Lo dice mentre la canticchio tra me e me, mentre la ascolto, mentre la faccio sentire agli altri.
    Mentre la canto a squarciagola in modo che attecchisca con più forza a quel pezzo di carne viva.
    In modo da affermare con maggiore grinta una nuova parte di me.
    Proprio come se mi guardassi allo specchio in una nuova veste.
     
    October 14

    CIN CIN (sottotitolo: post senza senso, mi scuso fin da ora..)

    Devo ammettere che la mia famiglia, o i residui che ne rimangono, sotto i fumi dell'alcol risulta assolutamente spassosa.
    Sì perchè la propensione a perdersi tra le braccia di Bacco durante le cene cosiddette "speciali" è una tradizione ormai consacrata.
    Non è misurabile la quantità sovraumana di risate che si fanno in "casa mia" durante queste occasioni...
    Storie assurde ricavate direttamente dall'infanzia di mia madre (l'unica bambina al mondo a desiderare un cappello da fatina per Halloween..) o dalla giovinezza di mio nonno (il quale a quanto pare è stato contemporaneamente con tre ragazze, due delle quali cugina l'una dell'altra, senza che queste lo scoprissero), racconti ancor più impressionanti su individui improbabili che aleggiano attorno ai membri della mia famiglia, e via dicendo..
    L'occasione speciale di stasera era l'avvento delle prime castagne arrosto. Cosa che in casa mia è presa alquanto sul serio, quasi quanto un vero e proprio rito autunnale.
    Stasera ho addirittura appreso che esiste un festività, San Martino (sì, proprio lui "Fra Martino, campanaro, dormi tu? dormi tu? suona le campane, etc etc etc"), che cade l'11 di ottobre, in cui bisognerebbe cuocere le prime castagne... Non si smette mai di imparare a quanto pare! (mia madre sostiene di avermi inculcato fin dalla più tenera età questa storia del santo, ma mi sa che si ricorda un'altra figlia..)
    Fatto sta che le castagne sono state accompagnate da tre (o quattro?) allegrissimi bicchieri di vino novello e l'unica cosa che attualmente mi è chiara è che ci ho messo un quarto d'ora per scrivere le righe sovrascritte poichè continuo a digitare le "e" al posto delle "a" e le "r" al posto delle "e".
    Il che è grave..
    è grave anche il fatto che io veda Dottor House recitare nel film della Carica dei 101, che sta andando in onda su Rai2, in veste di ladro di cuccioli... ma mia madre dice che non è un'allucinazione e che sta accadendo veramente... dunque presumo che le possibilità siano due: o mi sta prendendo per il culo o è ubriaca pure lei... perchè non esiste che quel meraviglioso uomo, investito di tutto il mio amore e rispetto, si sia prestato ad una cosa simile.
    Forse è meglio che vada a letto...
    Ma prima una news clamorosa: la chioma irrispettosa ed indipendente sulla mia testa non c'è più! PUFF! Sparita.. 
    I residui sono pochi, ma ben messi. Col resto ci ho fatto un piumone.
    Buonanotte dal mio cervello non-sense.
     
     
    October 11

    Qualcuno la chiamerebbe perseveranza. Io la chiamerò pazzia.

    Com'è possibile che io abbia male ovunque?
    Specifico che "ovunque" è qui inteso in senso letterale.
    Mi sento un catorcio con troppi capelli e un sistema immunitario piuttosto economico.
    E in tutto ciò dovrei studiare... sì, perchè capita che in due mesi scarsi io mi ritrovi con sei esami in itinere.
    La sentite anche voi questa infausta musichina di sottofondo? Una specie di TA-TA-TA-TAAAAANNNNN meravigliosamente cinematografico?... Io la sento molto bene...
    Lo so, potrei prendere le cose con calma e darne solo cinque... o tre... o due. Ma non lo farò.
    Il perchè è molto semplice: quando si tratta dei miei obiettivi sono perfezionista al limite del paradossale. Mi sono messa in testa di farcela e ce la farò.
    Anche se, ovviamente, equivarrà al totale massacro delle mie forze.
    Forze che attualmente non ci sono, visto il numero estremamente esiguo di parti anatomiche sane nel mio povero corpicino inerme.
    Ma non c'è nulla da fare. Sono fatta così. Prendere o lasciare.
    Ed io prendo, perchè d'altronde non posso lasciarmi.
    Penso che per Natale chiederò come regalo delle nuove capacità intellettive, visto che quelle attuali me le sarò fumate sui libri.
    Nel frattempo, se a qualcuno avanzasse un'aspirina...
    October 08

    Togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace

    Sono quasi 21 anni che abito a Bologna e amo riuscire ancora a stupirmi per la sua bellezza.
    Ieri sera ero in Piazza Maggiore per il concerto in onore della proclamazione dell'UNESCO di Bologna Città della Musica.
    Patti Smith e Gianna Nannini, poi ovviamente gli artisti di casa: Samuele Bersani, Stadio, Lucio Dalla e via dicendo.
    Mai vista così tanta gente tutta insieme. E dire che di concerti ai limiti del delirio ne ho frequentati abbastanza.
    Mi ricordo che fatica uscire dall'Heineken Jammin Festival dopo l'esibizione dei Red Hot. E le botte prese l'anno scorso cercando di salvarmi dalla ressa dell'Mtv Day sulle ultime note dei Negrita, in mezzo al diluvio universale e ad un turbinio di gomiti sferrati per il pogo.
    Ma una cosa del genere non mi era mai successa. Non mi era mai successo di essere talmente stritolata da avere paura. Da dover fermarmi un attimo ed impormi di respirare a forza.
    Ma Bologna alla fin fine è così: è un paesino cresciuto un po' troppo. C'è la piazza dove si ritrovano tutti la domenica, le vetrine della via centrale e la parrocchia sotto casa. Qualche centro commerciale qui e là, in cui se vuoi puoi ritrovare il mondo perchè il sabato tutti fanno lo stesso giro. Il mercato nel fine settimana e i tortellini la domenica a pranzo. La via degli universitari. Il forno aperto tutta notte. I tre luoghi in croce in cui si può trovare parcheggio la sera.
    Così gli eventi diventano popolari, vissuti da tutti. Bambini, anziani, quattordicenni e cinquantenni.
    Schiacciata come una sardina tra migliaia di persone, lì alla destra del palco, ascoltavo il concerto senza vedere assolutamente nulla. E stavo comunque bene.
    Il caldo creato dalla ressa, intervallato ogni tanto da una folata di aria fresca. I bimbi in braccio ai genitori. I sorrisi della gente che si chiedeva "Ed ora chi c'é?".
    Stavo bene anche se avevo spalla e collo bloccati. Anche se le signore davanti continuavano a fumarmi in faccia.
    E mi chiedevo perchè. Perchè io, atta solitamente allo scazzo in queste situazioni, stessi comunque bene.
    Poi l' ho capito. Sono partite le note di un pianoforte ed ho capito.
    "Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore.. ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole... mettiamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini per scivolare meglio sopra l'odio.. torre di controllo, aiuto, sto finendo l'aria dentro il serbatoio..."
    Così ha cominciato a cantare Samuele Bersani.
    Ed io ho cominciato lentamente a guardarmi attorno.
    Le luci e le voci. Le mani alzate. I capelli al vento.
    I palazzi di Piazza Maggiore, chiusi come braccia calde. La luna piena e alcune nuvolette di passaggio.
    Dio, la bellezza di questa città non ha paragoni. Il suo calore. I suoi giochi di luci. I portici e le viuzze del centro.
    E nell'aria quel profumo che si percepisce solo in momenti particolari della propria vita.
    è quello che chiamerei il profumo del cambiamento.
    Sto cambiando. Me lo sento dentro, nelle ossa.
    Sto diventando più forte. Più stabile. E più mia.
    Ho il coraggio di sentire fino in fondo la felicità, invece di staccare la spina poco prima che arrivi.
    Ho il coraggio di accettare gli altri per quello che sono, piuttosto che struggermi perchè non sono come li avevo idealizzati.
    Sono abbastanza forte per accettare che non sono indispensabile per un sacco di persone, anche se alcune di queste lo sarebbero per me.
    Sono qui viva e vegeta anche se ne ho passate di tutti i colori.
    Respiro. Canto ai concerti. Rido.
    Riesco a guardarmi allo specchio sentendomi addosso una certa coerenza di fondo, anche se spesso penso che per come mi vedo io dovrei avere tutt'altra faccia.
    Sto cambiando pelle. Sto mettendo su una pelle nuova, che più che essere corazza è una scorza.
    Di quelle che sono dure a crescere, ma che quando finalmente nascono ti proteggono almeno un po' dal mondo esterno, senza necessariamente isolarti da esso.
    Ho capito finalmente che la protezione di cui ho bisogno non me la può dare nessuno. Solo io mi posso proteggere da quello che mi fa paura e che mi fa soffrire.
    E le armi per proteggermi non sono il pianto, la disperazione e il pessimismo. Non sono le strategie di evitamento delle emozioni, il rifiuto degli altri e il crearsi un muro di Berlino attorno.
    La testa non serve. La ragione non serve.
    La ragione blocca e strugge.
    Se a volte si ascoltasse solo il cuore si avrebbero le idee più chiare fin dal principio.
    Il cuore, spesso e volentieri, capisce molto più della testa. Nessuna logica di fondo, nessun pensiero secondario. Solo tu e quello che provi. Non quello che pensi di provare.
    Ascoltavo la musica e non potevo smettere di pensare che pian piano, a modo mio, sto diventando una persona che mi piace.
    E che non potrei essere nessun'altro se non me stessa. 
    E finalmente, per la prima volta, questa idea non ha suonato come una minaccia.
    October 06

    Esco a comprare le Duracell... torno subito... (segue, ovviamente, la fuga)

    Materie molto interessanti.
    Professori molto preparati.
    E poi treni in orario.
    Nessuno sciopero.
     
    Ottimo, no?
     
    Bel tempo tutta la settimana.
    E 30 e lode in psicologia dinamica.
    Compagne di corso stupende...
     
    Sì sì, sono proprio contenta.
     
    Ok, ci ho provato.
    Sono morta. Sfatta. Cotta.
    Ho addosso una stanchezza incommensurabile.
    Dalle 9 alle 18, per quattro giorni di fila.
    Treno alle 7.30 e alle 18.15.
    Bus alle 6.50. A casa alle 20 e qualcosina.
    Lezioni totali, alla faccia del quarto d'ora accademico. Si vede che al terzo anno la ritengono una pratica infantile ed obsoleta. Chissà.
    Mi sembrano passati anni da domenica, quando abbiamo fatto festa in casa per i 78 anni di mio nonno.
    E ho già voglia di mettermi al collo il cartello "CHIUSO PER FERIE", ma forse non è un'idea luminosa, volendomi laureare.
    Durante l'estate mi ero abituata ad uscire quasi tutte le sere e a ciondolare qua e là.
    Martedì sera sono andata ad una festa in un locale e ho dovuto mettermi due stuzzicadenti virtuali su gli occhi per tenere aperte le palpebre e riuscire a sostenere una parvenza di discorso logico con le persone sedute al mio tavolo.
    Sono tornata a casa alle 2. 
    E quando quattro ore dopo ho sentito suonare la sveglia ho ardentemente sperato fosse uno scherzo di cattivo gusto.
    Di certo mi abituerò.
    Lo scorso anno mi ero abituata fin troppo bene, tanto da svegliarmi automaticamente alle 6 del mattino prima che suonasse la sveglia.... anche di domenica mattina...
    Un automa... per di più stupido!
    Intanto, però, questo ritmo mi sta letteralmente stroncando.
    Le mie lunghe, lunghissime occhiaie testimoniano la veridicità delle mie affermazioni.
     
    Per fortuna almeno ci sono le mie Tre Grazie (la Frency la Lu e la Vale) che mi fanno compagnia nella disgrazia. E che mi fanno ridere un po'.
    Prego perchè almeno non ci passi il senso dell'umorismo, se no siamo spacciate!