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    November 16

    "I will paint my picture, paint myself in blue and red and black and grey" (cit. II)

    Chi conosce almeno un po' il genere sa che ci vuole uno spirito tutto particolare per cominciare la giornata con una canzone come "Mr Jones" dei Counting Crows, piuttosto che con "Run" degli Snow Patrol.
    Io stamattina quello spirito non ce l'avevo.
    Ma visto che sono sempre piena di iniziativa ho cercato di trovarlo.
    Così, appena uscita dal cancello verde (speranza?) del mio palazzo ho premuto play e ho cominciato la mia personale caccia al tesoro.
    Nonostante sia profondamente innamorata di come Adam Duritz pronuncia quei tre "Beautiful" iniziali e di quel "Sha la la la la la la la. Yeah. Uh huh.Yeah.", che mi fa letteralmente impazzire, la ricerca non è stata così fruttuosa.
    Quel certo "non so che" che serve per guardarsi intorno e dire "Beautiful" in un certo modo è qualcosa che è difficile da ritrovare, se lo si è perduto.
    (Per non parlare dello spirito che serve per canticchiare SHALA LA LA LA LA LA LA LA con convinzione)
    è da una settimana, ormai, che mi sento come una candelina accesa sul davanzale di una finestra, in balia del vento e della pioggia. Rimango accesa, ma devo metterci dell'impegno per riuscirci.
    E resistere alle intemperie addirittura con entusiasmo è un'impresa quanto meno pretenziosa.
    Peccato, perchè quando sono entusiasta shalalalalalalala lo sono per davvero. Sono beautiful, detto in quel certo modo che mi fa impazzire.
    E lo sono spontaneamente, quasi biologicamente, senza aver bisogno di "farmi in vena" di Mr Jones tutto il giorno.
    Ma sono momenti sempre più rari, perchè ultimamente piove sempre più spesso, e soprattutto sempre più forte.
    E c'è molta differenza tra il resistere accesa ad una pioggerellina primaverile e il non spegnermi sotto le raffiche gelide di una pioggia in tipico autumn-winter style (termine che Adam Duritz pronuncerebbe di certo in modo adorabile).
    Forse quell'incontrollabile voglia di essere e di fare tornerà col tempo. Servirebbe solo un po' di tranquillità. Ne basterebbe una briciola per rendermi grata (grata a chi o a che cosa non lo so, non ho la pretesa nè l'ambizione di saperlo. Ma credo comunque che la gratitudine sia un buon modo di porsi nei confronti dell'universo). Per rendermi entusiasta, come ero una volta.
    Sono speranzosa.. Forse il Natale ci metterà lo zampino e mi riporterà quella dolcezza di fondo che mi ha sempre tenuto buona compagnia. Quel luccichio agli occhi che ero tanto fiera di avere fino a qualche tempo fa.
    Attendendo i Jingle Bells e le luci del Christmas Time continuo comunque con l'overdose di Mr Jones.
    Non si sa mai, potrei trovare qualcosa sulla via.
     
    She's suddenly beautiful.
    And we all want something beautiful.
    Man, I wish I was beautiful...
    So come dance the silence down through the mornin'
    Mr. Jones, Counting Crows
     
     
     
     
    November 11

    "Quante cose che non sai di me. Quante cose che non puoi sapere.." (cit.)

    E così ecco qui Valentina.

    Nata in una famiglia impeccabile. Piccola Principessina di periferia.

    Cresciuta poi però in una famiglia in frantumi, dal primo all'ultimo componente.

    Una di quelle famiglie in cui impari subito che non puoi contare su nessuno, al di fuori di te stesso. In cui impari che non sei indispensabile, ma anzi, che a volte sei un peso.

    Cresciuta senza coroncina, ma anzi con i piedi fin troppo piantati per terra.

    Una terra che spesso assomiglia più ad un filo sottile, piuttosto che ad un saldo pavimento.

    Ecco qui Valentina, che si trova in uno di quei tipici momenti da film.

    Uno di quei momenti in cui il personaggio principale è in crisi. E parte la canzone.

    Quella canzone che non sai mai come si chiama, perchè solitamente è assolutamente sconosciuta. Ma che ti piace.

    Dio come ti piace.

    Ti fa quasi commuovere, perchè un po' ti ci ritrovi in quel personaggio.

    A volte, in realtà, ti ci ritrovi persino del tutto.

    La canzone parte e il personaggio passa interminabili momenti a guardare l’orizzonte, o a guidare sotto la pioggia, o a fissare un telefono, indeciso sul da farsi.

    Bene Valentina è ferma al momento della canzone da tanto, come se nel suo film si fosse incantato il disco.

    Perchè nella realtà la scelta non è così semplice da prendere.

    La crisi non è così facile da superare.

    Valentina si sente così.

    Disorientata e fragile. Vulnerabile.

    “Valentina è forte”. “Valentina è così matura, molto più della sua età”. “Valentina sì che sa cavarsela”.

    Valentina invece passeggia sotto la pioggia e pensa che no, non è forte. Per niente.

    Il pubblico non sa cosa sta pensando. Non è uno di quei momenti in cui si verbalizzano i pensieri.

    Ma lei è dalle prime note della canzone che sta urlando, senza che nessuno se ne renda conto.

    Ha paura perché sotto al filo su cui cammina cautamente, un passo dopo l’altro, per l’ennesima volta non vede nulla. E lei sa, o eccome se lo sa, quanto fa male cadere da quell’altezza.

    La pellicola continua a scorrere a vuoto, come incantata su quel momento così perfetto.

    E a Valentina fa comodo così. Le piace che quella canzone continui ad avvolgerla, perché in quel manto di note la scelta e il giudizio sono sospesi.

    Non ne può più, il nostro personaggio, di dover decidere. Di doversela cavare. Perché le decisioni sono difficili nel suo film.

    Restare o partire? Saltare o rimanere ferma?

    Sotto la pioggia pensa a lei e al fagotto con cui nuovamente dovrà partire. Alla sua vita che dev’essere di nuovo rasa al suolo e ricostruita. Alla sua esistenza chiusa nuovamente in uno scatolone sulla via di una nuova casa, che casa non sarà, proprio come non lo sono state quelle passate.

    Valentina è stanca.

    Vorrebbe solo spegnere la musica e decidere cosa deve farne di se stessa.

    Staccarsi dal filo e volare, invece di cadere.

     
     
     
    November 06

    Domanda che fai, risposta che ottieni

    Nonno di Valentina: "Valentina, ma secondo te questo mondo dove vuole andare a parare?"
    Ed ella: "Francamente non se nemmeno dove voglio andare a parare io..."
    November 05

    Esprimi un desiderio....

    Sto bene, e questo è meraviglioso.
    In questo periodo mi godo gli eventi, senza farli scivolare via. E questo mi piace.
    Tra ieri e oggi ho sorriso mille volte, e non succedeva da tanto.
    Ho trascorso questo compleanno esattamente con le persone con cui volevo trascorrerlo. 
    E sono stata Bene. Con  la B maiuscola, perchè in questi casi non c'è rischio di esagerare.
    Venerdì sera, come da tradizione, il mio migliore amico ed io siamo andati ai Teatri di Vita.
    Ogni anno, la sera prima del mio compleanno partiamo all'avventura e andiamo a vedere uno spettacolo tra quelli proprosti dal palinsesto del teatro.  Un teatro molto particolare, che accoglie spettacoli originali e piuttosto "intellettuali" provenienti dai più disparati paesi del mondo.
    Il primo anno siamo andati a vedere "Othello" in giapponese. Non sapevamo cosa aspettarci, ma siamo rimasti piacevolmente stupiti. La storia d'altronde la conoscevamo a memoria, quindi la lingua non è stata un problema... le scenografie, i costumi, la recitazione.. tutto stupendo e mai banale.
    Così abbiamo continuato. E siamo sempre rimasti soddisfatti.... sempre fino a venerdì, serata in cui ci siamo lanciati in uno spettacolo di danza indiana che "sicuramente", pensavamo noi ingenuamente, sarebbe stato divertente.
    ..... Ecco, mai annoiati tanto in vita nostra. Inizialmente non sapevamo se ridere o piangere, considerati i 70 minuti di movimenti letteralmente da moviola delle cinque ballerine assolutamente inespressive e incolore (vestiti tutti uguali color beige, stessa pettinatura, luce fioca conciliante il sonno). Significato ambiguo, gesti sempre uguali... A metà dello spettacolo mi stavo per togliere una scarpa e lanciarla in testa al regista/coreografo. Ma non riuscivo a vederlo, dunque mi sono trattenuta... soprattutto mi sono dovuta trattenere dalle risate, visto che ad un certo punto, vedendo una delle ballerine cadere a terra mi è venuto da ridere. Mi sono subita guardata attorno, e ho visto gli altri spettatori immersi completamente nell'intensità della scena. Poi ho guardato Fred e ho visto la sua faccia attonita, molto simile a quella che doveva essere la mia.
    Ho cominciato a ripetermi "Vale, non ridere... Vale ti prego, contieniti... Non ridere, non ridere, non ri-de-re!".
    Ce l'ho fatta... momentaneamente. Mi sono costretta ad alzare gli occhi e contare i faretti puntati sul palco, e per un momento l'attacco di "ridarola" è passato.
    Mi ha riassalito, però, al momento degli applausi, mentre Fred mi implorava con gli occhi di essere contenuta (e di non trascinarlo in un'enorme figuraccia) e le mie vicine di poltrona mi guardavano malissimo.
    Non abbiamo fatto che ridere come due deficienti per tutto il continuo di serata, imitando i gesti assurdi delle ballerine... ed è stata la riprova di come per divertirsi e star bene non c'è bisogno necessariamente di attaccarsi ad un mojito,
    Un'altra riprova è stata l'uscita di ieri sera con le mie compagne/i di facoltà e con un paio di amici che si sono aggregati.
    Ho ingerito solo un bicchiere di San Giovese, per far compagnia al cous cous e alla fetta di torta che mi sono concessa, ma mi sono comunque rotolata dalle risate per tutta la sera. 
    E per l'ennesima volta sono stata Bene..... Bene quando ho letto la dedica che una mia amica mi ha scritto sul libro che mi ha regalato, Bene quando ho dato metà del mio cous cous alla Vale, che aveva scelto un  piatto che in realtà non le piaceva. Bene quando abbiamo rievocato scene assurde del passato. Bene quando ho visto che le persone al tavolo riuscivano a parlare e a sentirsi a proprio agio, anche se si erano conosciute da poco. Bene quando ho visto che un mio amico è riuscito a farmi un regalo che si intona totalmente con quello che sono, pur non conoscendomi da tanto. Bene quando gli Psicologi hanno stracciato a Taboo gli Ingegneri, dimostrando così una legge universalmente riconosciuta (cioè che ad ingegneria lobotomizzano gli esseri umani), Bene quando ho abbracciato tutti prima di tornare a casa. Bene quando, sulla via del ritorno, mi sono resa conto che per la prima volta non avevo paura a guidare di notte, anche se nell'abitacolo c'eravamo solo io e le note di Radio Dimensione Suono. E che dunque forse un po' più grande lo sto diventando sul serio.
    Prima di addormentarmi ho ripensato alla giornata. E soprattutto alla mattinata passata con mio padre, finita tra l'altro con un pranzetto delizioso a base di 4 bicchieri di prosecco, un piatto di tortelloni burro e salvia e una fetta di torta Sacher con sopra una candelina rosa messa dal cameriere, un amico di mio padre. E ho pensato a quanto abbiamo parlato...Davvero tanto. Come forse non era mai successo. Si vedeva che era contento di stare con me. Per la prima volta ho avvertito la sensazione di essere davvero importante per lui, e questo mi ha come investita di amore.
    Mi ha detto che, anche se non me l'ha mai detto, quando è stato male non ha mollato perchè aveva una figlia che non poteva abbandonare. E questo finalmente mi ha liberato dal peso che ho provato per una vita: quando non c'era comunque mi pensava. Non mi aveva cancellato. E questo è l'importante, una volta che si perdonano agli altri gli errori. Sapere che comunque quegli errori non erano volontari e che il bene era sempre lì, vivo e vegeto.
    Ho pensato anche, prima di dormire, a quanto dovevo far ridere, vista con occhi esterni, sull'autobus al ritorno da quel pranzo. Con quel faccino ebete da Prosecco e quel sorrisino stampato in faccia.
    Con oggi si chiudono le danze.
    Il preambolo è stato il tanto atteso pranzo con la famiglia, che ha appena distrutto i miei sogni di diventare Miss Universo... (va beh, sarà per il prossimo anno!)... mai mangiato tanto. E così bene...
    D'altronde quando le cuoche di casa mia si mettono d'impegno nessuno è al sicuro, nemmeno il più salutista o il più maniaco della dieta. E la giovialità che si crea in questi pranzi.. beh, riesce addirittura a spazzar via per un attimo tutti i problemi e le preoccupazioni che affliggono di questi tempi... le lacrime di mia nonna, la tristezza di mia madre, la tensione di mio nonno... e quella malinconia, mista a rabbia, che mi pervade dalla mattina alla sera.
    Ovviamente, non sto ad enumerare le bottiglie di vino che c'erano in tavola perchè risulterei surrealistica.
    Di fatto, non vedo l'ora che arrivi stasera, in cui si chiuderà il teatrino cretosi in questi giorni con i miei amichetti del cuore. Cenetta a base di riso basmati con gamberetti, piselli e germogli di soia, pollo con le mandorle e torta.
    Che dire....
    Sto Bene.
    E starò Bene.
    Almeno questo è il desiderio (o promessa?) che ho espresso soffiando le candeline per questo 21esimo anno.
     
    November 01

    Riassunto delle scorse puntate..

    Dopo mille giorni di assenza, rieccomi qui.
    Mi scuso da subito per il poco spessore che caratterizzerà questo post nato stanco.
    La sensazione, infatti, è quella di essere stata asfaltata da un camion.
    La domanda che attualmente mi sta più a cuore è: con questo ritmo arriverò mai alla fine dell'anno?
    Lo so, manca poco, giusto un paio di mesi... quindi forse ce la posso fare a veder nascere il 2007.
    Ma prima di allora devo sostenere altri quattro, dicasi quattro parziali. E se si calcola che l'ultimo di questi cade verso il 20 di dicembre si può tranquillamente arrivare a concludere che la media da sostenere è di un esame ogni 12,5 giorni.
    Al che non so se ridere, piangere o buttarmi sul cibo.
    Optando per la prima possibilità dimostrerei a me stessa di essere finalmente arrivata alla positività che da tanto sto cercando.
    Ma, conoscendomi, penso sia più plausibile trovarmi presto in lacrime aggrappata ad un pacco di biscotti.
    A parte questo, la settimana ha riservato anche risvolti positivi.
    Tanto per cominciare la necessità di capirci qualcosa di psicologia dell'educazione ha comportato la formazione di un tanto coinvolgente quanto confuso gruppo studio, composto dalla sottoscritta e dal manipolo di pazze scatenate con cui mi diletto in facoltà. ;D La qual cosa mi ha fatto estremamente piacere, visto che adoro passare il mio tempo con loro.
    Il connubio di menti, caffè, nutella, risate e liberatorie imprecazioni ha creato un gran bel risultato. E alla fine è questo che rimarrà nel tempo.
    Un secondo evento che va sottolineato, tanto sembra irrealistico, è il fatto che il mio adorabile miglior amico è riuscito a trascinarmi al ristorante giapponese.
    Beh, non ho mai riso tanto e sono arrivata a concludere che lui ed io dobbiamo essere per forza gemelli divisi alla nascita. Il livello a volte seriamente inquietante di telepatia che c'è tra di noi fa veramente pensare che certi fenomeni paranormali siano bazzecole in confronto a quello che succede tra le nostre teste.
    Sul giapponese non mi pronuncerò. E preferirei che nessuno infierisse.
    Infine, dopo lunghe riflessioni ho deciso cosa combinare per il mio imminente compleanno, e ne vado alquanto fiera. Già ieri sera ho in parte festeggiato nelle vesti di streghetta di Halloween con zucche scolpite a mano appresso. Ma non vedo l'ora che arrivino venerdì, sabato e domenica sera perchè ci sarà da divertirsi...... solo per il fatto che festeggio tre sere di fila c'è già da preoccuparsi!...
    Non so con che faccia mi presenterò lunedì a lezione, ma questo per ora è davvero l'ultimo dei miei pensieri. Il primo invece è quello di capire come dividere le unità alcoliche in modo da ricordarmi la strada di casa tutte e tre le sere!........