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    December 06

    Das schwerste Gewicht

    Devo ammettere che io ed il mio pc siamo più in sintonia di quanto vorrei ammettere.
    In queste ultime settimane sia lui che io siamo come stati fulminati.
    Lui dall'ennesimo virus che non si sa se è un virus, ma che se non è un virus non si sa cos'è e d'altronde "un portatile dopo un anno è già vecchio" e, considerato che valentina non ha ancora finito di pagarlo, la cosa è molto vera ma molto triste. Di fatto il virus-non virus-ma virus continua a dar problemi e nessuno dei cosiddetti esperti sa cosa farci.
    Idem per il mio piccolo corpicino martoriato (per non parlare delle palle, che in relatà non ho ma che è come se ci fossero.. quindi sono altamente assimilabili al virus immaginario sovracitato). Non si sa più che mi succede, ma è come se il mio processore stesse andando fuori controllo.
    Ho passato l'ultimo mese a studiare come una dannata e la prima settimana in cui mi posso riposare mi ammalo. Mi ammalo di una di quelle strane cose che si placano quando non faccio certi pensieri e si accendono come vulcani non più assopiti quando mi rimetto a pensare.
    E questo dovrebbe far riflettere.
    La dottoressa mi ha guardato e mi ha detto che il mio stomaco è contratto e duro come il carapace di una tartaruga. E che se non mi metto un po' tranquilla una di queste volte finisco all'ospedale. Questa volta d'altronde non riuscivo più a camminare dai crampi alla pancia e non ci sono andata così lontana.
    D'altronde mettersi tranquilli non è così facile a farsi.
    Sono totalmente nel pallone.
    Non so più cosa voglio per il presente e per il futuro. Non so se sono adatta al percorso che ho scelto. Ho paura di fallire e di non avere le palle per vivere la mia vita. Non sono più sicura di nulla.
    è come se non avessi la forza di vivere quello che accade.. soprattutto le cose pesanti, quelle più difficili. E questo è strano.
    è strano perchè mi sono sempre saputa mettere in gioco. Ho sempre saputo prendere i massi sulle spalle e continuare per la mia strada. Ho sempre avuto il coraggio di sostenere lo sguardo altrui, poichè sapevo di esserne all'altezza.
    Non so che mi è successo, ma ora faccio fatica persino a sostenere una conversazione senza sentirmi a disagio e soprattutto inadeguata. Come se non fossi all'altezza nemmeno di parlare con un mio coetaneo.
    Quest'aura di insicurezza è come un velo sottile che mi strozza e non mi lascia libera di vivere.
    E come al solito continuo a chiedermi, attonita, dove diavolo è finita la mia Valentina.
     
    "La gente di solito si rifugia nel futuro per sfuggire alle proprie sofferenze. Traccia una linea immaginaria sulla traiettoria del tempo, al di là della quale le sue sofferenze di oggi cessano di esistere" da L'insostenibile leggerezza dell'essere, Milan Kundera