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April 28 Dolcemente viaggiare...Ci siamo.
Dopo una serata meravigliosa con l'uomo più riccio della terra ed Eki, si è deciso.
Si parte.
Voglio comunicarlo al pianeta Internet: tra pochi minuti prenderò il telefono in mano e comporrò il numero magico.
Sì, perchè si parte.
L'ho già detto?
Non importa! Lo ripeto lo stesso, perchè dirlo lo fa sembrare già reale.
Finalmente dopo anni di faticose organizzazioni si fa un viaggio come si deve.
O come io, almeno, penso che dovrebbe essere.
Persone che amano andare allo sbaraglio. Un viaggio interminabile, ma indimenticabile proprio per questo. Previsioni di notti passate in spiaggia a guardare le stelle, con una birra in mano e tanti sogni nella mente. Bagni agognati per mesi in acque cristalline. Convivenza totale, fatta di biscotti, musica, scherzi e abbracci. Granite al caffè con panna montata. Salsedine nei capelli, sulla pelle e sui costumi. Creme abbronzanti dai profumi esotici.
Ed ecco il piano.
Una macchina, che materialmente non c'è ancora, ma che si materializzerà tra pochi giorni. Una valigia a testa, perchè la suddetta utilitaria temo sarà molto esigua. Ed ecologica/economica.... vale a dire con un bagagliaio inutilizzabile.
Un'autoradio piena di strimpellanti canzoncine vacanziere.
Una partenza in notturna per godersi il fresco.
E 1000 km davanti a noi, perchè si vive una volta sola.
Alla faccia di tutti quelli che dicono che una fatica del genere non la farebbero neanche da morti.
Rispondo che si avrà tempo di rimanersene in riviera a tempo debito. Mi prendo il permesso di supporlo.
Già assaporo il profumo del Mar Ionio.
Già sento, in lontananza, le canzoni del Salento.
Già immagino il mio sorriso quando, alle tre di notte, guarderò fuori dal finestrino e mi renderò conto di essere finalmente viva.
E Libera. Sì, con la L maiuscola.
Perchè sono stanca di essere giudicata per ogni movimento che faccio o per ogni parola che dico.
Sono stanca di essere guardata a vista.
Ho bisogno di staccarmi da qui, almeno per un po'.
Ho bisogno di ritrovare la Valentina di due anni fa.
Quella allegra che non ha paura di niente e di nessuno.
Quella che ha il diritto e il dovere di essere se stessa, perchè è una bella persona anche senza fingere di essere qualcun'altro.
Perchè chi sei, se non sei te stesso?
Puoi avere quante identità desideri. Recitare tutta la vita. Metterti la maschera e barricarti dietro ad essa.
Ma alla fine dovrai, un giorno, tornare da Te.
Tornare ad essere quella persona che tu senti di essere sul serio, che ti sei sempre sentita addosso.
Perchè dietro una maschera sì, si è più sicuri. Più "tutelati", come direbbe mia madre.
Ma con una maschera puoi guardare solo attraverso le piccole fessure create per gli occhi.
Mentre l'Uomo vive per vedere tutto, anche quello che c'è al di là della pura e semplice immagine. Anche quello che si può vedere con la coda dell'occhio.
Questo viaggio sarà la mano che mi toglierà la maschera ed il costume di scena.
La mano che mi lascerà nuda davanti a me stessa, e mi obbligherà a guardare.
A guardarmi.
E ad essere finalmente felice per quello che c'è e per quello che sono oltre queste quattro mura di continua ed estenuante sofferenza.
Le notti estive salentine libereranno l'animale in gabbia che ormai sono da troppo tempo.
Lo sento...
April 26 Freud VS Weber... chi vuoi eliminare dalla Casa?E rieccomi qui allo sbaraglio, dopo 2000 giorni di assenza causata da totale prosciugamento delle mie forze da parte di un tomo grosso ed inutile che, visto l'esito "positivo" (tutto è relativo) dell'esame, verrà presto svenduto al migliore offerente.... Accetto anche baratti. Qualsiasi cosa pur che qualcuno mi levi di torno quelle maledette 700 pg.
Ebbene, ho passato un ponte all'insegna di cioccolatini della Kinder (tanto per non fare pubblicità), latte della Lola, insulse pagine di suddetto tomo, gatti saltellanti in un giardino grazie al cielo fermo, fiorellini appena nati e nonni felicemente scorrazzanti dietro ai già citati mici saltellanti all'insegna del "Guarda come corre!/Oh, ma che carinooooo!/Guarda! Ha visto un uccellino!".
E tu che vuoi studiare, ma che vedi compromessa una fervida carriera da psicologa per via di un gatto che guarda un volatile...
Ma l'esame è passato e a quanto pare il bel tempo l'ha seguito come un attento seguace.
Ed io mi trovo qui, con i miei perduti sogni di gloria riguardanti dormitine in bikini sullo sdraio in giardino, a guardare fuori dalla finestra le goccioline di pioggia che cadono fitte e fastidiose.
E a sentire la cervicale che mi tortura secondo dopo secondo.
Mi perderò, stanotte, in sogni bagnati di sole e di sabbia.
In un mondo dove non esistono nè la sociologia, nè i prof di sociologia.
Dove non esiste pioggia, se non di zucchero a velo.
E in cui, dopo un esame, i capelli ti stanno perfettamente in piega.....
Buonanotte da LaChiamavanoFufi II, il Ritorno (chi mi conosce lo sa..)
April 19 Now forget.._NOW FORGET_
Noa
give me your pain
give me your sorrow give me your loneliness and broken dreams your bad times and your worry now forget now forget give me your past give me your family give me the walls you build and the ones you break your shadows and your longing now forget. now forget. all that will be but isn't yet now forget, now forget. i'll put it all in a small wooden box with the rusty old lock and the sparrows in flight i'll guard it with my life through the long long night ....... give me your truth
give me your questions give me your longing for what will be give me your daydreams and your demons now forget now forget. all that will be but isnt yet now forget now forget Adoro ascoltare questa canzone quando mi sento così.
Un"così" che è difficile da spiegare.
Come si può descrivere questa situazione?
Non sto male. Ormai "male" è una parola che non significa nulla.
è limitativa per tutta quella gamma di sentimenti sottili, di sfumature che mi avvolgono come fossero una tenda di velluto pesante.
Mi sento fluttuante in tutte queste parole che mi attorniano, ma che non vogliono dir nulla.
Sento la mente leggera, quasi assente.
Ma continuo a sentire questo nodo alla gola che non si scioglie.
E questo senso di nausea invadente che c'è sempre e che non mi lascia respirare.
è strano perchè ormai non me ne frega più nulla.
Ormai non mi importa di quello che sento dire, di quello che succede.
Ormai mi scivola tutto addosso, come fa la pioggia sui vetri delle finestre.
Ormai ho deciso che non mi posso annullare per colpa di questa famiglia.
Non posso punirmi a vita per qualcosa che non ho fatto.
Non mi posso sentire in colpa perchè questa è una tradizione familiare.
Sto erigendo un muro spesso tra me e Loro.
Tra me e il Resto.
So che al di là di quel muro continueranno ad esserci le battaglie che ci sono sempre state.
Ma io decido. Io sento di poter ancora scegliere.
Sento di potermi salvare da questa spirale.
Così ascolto questa canzone.
Perchè voglio cancellare, dimenticare.
I miei demoni. Le mie paure. Le mie preoccupazioni. I miei incubi.
E la voce di Noa, le sue calde inflessioni, mi danno l'impressione che dimenticare sia possibile.
Almeno per un momento.
April 18 Natale con i tuoi...Pasqua con chi vuoi?!Il mio computer dà seri segni di squilibrio psichico da un paio di giorni.
Forse anche lui è rimasto seriamente turbato dalla Pasqua che ho trascorso.
Anche se in realtà lui non c'era.... è sempre stato un pc molto empatico in effetti!
Venerdì (o sabato?) quando ho detto a mia madre "sì" dovevo essere molto confusa.
Infatti ho accettato su due piedi di andare a pranzo al mare con Lei, Lui e gli amici di Lui (ed ora ovviamente di Lei e di Me [?!!]).
Il maledetto Sì è uscito dalla mia bocca prima che il cervello valutasse con cura tutti i sostantivi della frase: mare -> minimo due ore di macchina, Lei -> una giornata intera con mia madre, Lui -> una giornata intera con il mio nuovo aspirante padre, amici -> gente semi sconosciuta che non trovo particolarmente interessante.
Le mie orecchie hanno sentito solo "andiamo a mangiare il pesce" e la mia golosità ha raso al suolo in un attimo ogni barlume di saggezza.
Così mi sono trovata arruolata in questa spedizione di fortuna verso i Lidi ferraresi in compagnia dei due trottolini amorosi tututatata.
Il livello dei discorsi è stato il seguente per tutta la giornata :
Tato, grazie che ci stai portando al mare! era da tanto che qualcuno non faceva una cosa così carina per me e la Vale! [???????]
Topo grazie!
Oh, com'è carino il mio topo!
Alle 11.15 ero già sul punto di buttarmi dal finestrino della macchina. Ma purtroppo eravamo già arrivati.
Bologna - Lido di Spina -> 1h
Che è molto, molto poco.
Ma tato, siamo già arrivati? Questa macchina è così comoda che non ci si rende nemmeno conto che vai veloce...
Eh già... io sono scesa che avevo i capelli dritti dalla paura, ma immagino sia una questione di punti di vista.
Il resto è storia.
Tanto di qua, topo di là.
Io in mezzo a loro a tavola con Lei che in un orecchio mi dice quanto sia felice che abbiamo fatto un uscita di famiglia e con Lui che cerca di rabbonirmi con frasi del tipo
OH! Finalmente ci hai onorato della tua presenza!
Di fronte a me due Amici che non mi cagano pari e non fanno che scolarsi bicchieri di vino.
Pranzo finito quasi alle cinque del pomeriggio.
Restanti due ore: io che dico cose e Loro che rispondono a cose che non ho mai detto nè pensato.
Esempio surrealistico per rendere più chiaro il concetto:
Io: guarda che bel bimbo!
Loro: sì anche noi pensiamo che la Francia sia un posto stupendo dove passare le vacanze...
o______O'''
Comunque non posso lamentarmi: ho avuto la punizione che meritavo. Ho detto di sì e ben mi sta. Me la sono cercata.
Si spera che sbagliando si impari per davvero.
Comunque l'indescrivibile indigestione che mi sono beccata ha cancellato per sempre la possibilità che la mia insulsa gola detti di nuovo legge in futuro.
Buon post - Pasqua a tutti.
April 13 Grande concorso "Scopri il post cancellato"Dopo un'ora rileggo il post che ho appena finito di scrivere e mi rendo conto.... che fa schifo.
Sono troppo stanca e, in effetti, depressa per riuscire a mettere in fila più di due parole in una successione sensata.
Dunque cancello e scrivo questa piccola epigrafe (oserei quasi dire epitaffio) in memoria di un post abortito grazie/a causa della mia intelligente autocensura.
Di che argomento trattava?
Era un post ironico? Triste?
Era originale o una solfa mortale?
Era lungo? Corto? Medio?
Era narrativo o autobiografico?
Vi lascio andare a letto col dubbio. (Bastardella che sono....)
Se qualcuno vuole partecipare al concorso "Scopri il post cancellato" può avanzare proposte sull'argomento trattato nel suddetto post.
In palio una t-shirt con il mio adorabile faccino stampato sopra.
April 10 l'unione fa la forza...e il voto?Stasera tribuna politica dal mio migliore amico, nonchè ormai quasi fratello, nonchè meraviglioso ex convivente di un'estate molto strana, nonchè essere splendido dalle inclinazioni orientali.
Non si sa a che ora della notte (o meglio del mattino) la tribuna terminerà.
Non si sa nemmeno a che grado di calorie si arriverà, in effetti.
Il messaggio che mi ha mandato prima, infatti, era abbastanza esplicito: "Ho preso una torta per festeggiare (o per consolarci)".
Per chi si chiede cosa significhi esattamente festeggiare posso dire che ho già pronte bandierine e spillette, nonchè cappellini, con la scritta "Orgogliosi di essere coglioni".
Devo aggiungere qualcosa?
Comunque andrà sarò felice di aver vissuto la mia prima elezione politica con lui.
Aver ridacchiato e fatto battute tutta sera.
Aver trangugiato una torta buonissima senza grossi sensi di colpa.
Aver coccolato tutto il tempo il gatto Camillo, che fa le fusa raggomitolato sul cuscino.
Aver chiacchierato di non so quale autore giapponese che non conosco, ma che lui fa sempre apparire interessante.
Per il resto...buone elezioni a tutti... que sera, sera...
April 09 Il siero della veritàDue Martini dopo sono in grado di scrivere che, tra il sudore e la polvere, tra il dolore alla schiena e quello alle tempie, ho fatto fatica a sentire il cuore battere.
Per due giorni ho avuto i sentimenti congelati, come se una patina di ghiaccio mi avesse coperta nella mia interezza.
Un automa.
Una macchina.
Fai scatoloni.
Butta via il superfluo.
Anche se è un superfluo che ti mancherà.
Butta via perchè non c'è posto. Tu di fatto una casa tua non ce l'hai. Non puoi pretendere che qualcuno conservi il tuo superfluo.
Due Martini dopo posso dire con certezza che se non ci stessi male, e tanto, probabilmente non avrei avuto bisogno di due Martini.
Per ora, però, il gelo continua.
Non una lacrima, non un pensiero cattivo.
Nemmeno stamattina.
Stamattina, quando ho guardato la mia camera per l'ultima volta.
Una camera meravigliosa.
L'avevo fatta a mia immagine e somiglianza.
Cuscini colorati.
Incensi e candele provenienti da ogni dove.
Libri ovunque, anche per terra. Perchè si sa, i libri, anche se in disordine, fanno molto intellettuale.
Bacheche di sughero con fotografie, biglietti di auguri, poesie, lettere, biglietti di concerti, fiori essiccati.
La tv azzurra anni '60.
La V di legno dipinto.
I dizionari di lingue.
Le fotografie appese con le mollette colorate.
La guida Router di Parigi perennemente sul comodino. Ogni tanto la sera mi leggevo qualcosa, sognando di essere in qualche adorabile alberghetto a Montmartre.
Il poster de Le chat noir appeso alla parete. Così il sogno ad occhi aperti era un po' più realistico.
Le stelline fosforescenti appese sopra il letto.
Stamattina ho fissato le pareti spoglie. La moquette ricoperta di polvere. Il vuoto attorno a me.
E non ho provato nulla.
Magari perchè ho pianto troppo prima.
Due Martini dopo sento i muscoli della schiena contrarsi in uno spasmo.
Sento le ossa del bacino scricchiolare e riassestarsi.
Sento crampi lancinanti allo stomaco.
Sento gli occhi bruciare a causa della polvere.
Sento le mani piene di tagli.
Ma non riesco a sentirmi dentro.
Le pareti spoglie. L'anima ricoperta di polvere. Il vuoto tutto attorno.
Mi ricorda qualcosa.
Due Martini dopo mi ritrovo a sorridere guardando questa foto.
Non l'avevo mai vista. Era sepolta nei meandri della cantina e della memoria.
Sorrido, perchè a forza di veder radere al suolo la mia esistenza anche quel sorriso, ritratto sulla pellicola un po' rovinata, è andato perso.
è andato buttato, come se facesse parte di quel superfluo che ti mancherà.
Ora rimane solo quello amaro dettato dai Martini.
E il gelo che prima o poi, per fortuna o purtroppo, si scioglierà come la neve.
April 04 Welcome to my mind.. (Welcome to the jungle?)Ho visto un gatto rosso e bianco sul ciglio della strada.
Ho visto filari di alberi fioriti.
Bianchi. Rosa. Viola. Rossi.
Di nuovo rossi. Viola. Rosa. Bianchi.
Come se i campi della romagna fossero i tasselli di un'enorme ed avvolgente coperta patchwork.
Ho visto operai in tuta arancione un po' preoccupati dal fischio del treno in corsa.
In corsa verso la mia città.
Città che forse è anche la loro. Città dove forse non sono mai stati. Città che forse amano ed odiano, come io stessa faccio.
Ho visto ciuffi di lattuga.
Ho sempre adorato i ciuffi di lattuga che spuntano in mezzo ai campi.
Mi hanno sempre messo allegria, anche se non so perchè.
Ho visto l'azzurro della stazione di Ozzano.
E la casa, vicino all'azzurro della stazione di Ozzano.
Una casa talmente bella da mozzare il fiato.
Per un po' ho desiderato essere io la felice abitante di quella casa.
Poi ho cominciato a fantasticare su come può essere la famiglia che ci abita.
Poi ho sperato che almeno quella famiglia sia una famiglia felice.
Ho visto una casina di legno in un giardino. Una casina dipinta di verde.
E ho sorriso teneramente pensando al papà che l'ha costruita.
Nella mia concezione del mondo i papà costruiscono casine di legno con amore e dedizione.
Mentre le mamme.. beh..le mamme fanno i biscotti e le torte. Sempre con amore e dedizione, chiaramente.
è una visione semplificata, da Mulino Bianco, ma ognuno ha il diritto di sognare almeno un po'.
Sarà che io ho sempre avuto una mamma che faceva biscotti mentre, contemporaneamente, provava a costruire casette.
Mentre ora che papà vorrebbe costruire casette, si ritrova suo malgrado anche a fare biscotti.
Che peraltro vengono un po' sbruciacchiati.
Ho visto un portone che una volta era rosso.
Ora è scardinato e mezzo rotto.
Mi sono chiesta perchè nessuno ha mai pensato di metterlo a posto.
Ma una vocina dentro di me si è chiesta: perchè qualcuno avrebbe dovuto pensare ad un vecchio portone quando le persone, spesso, non pensano nemmeno a ristrutturare se stesse?
Ho visto alcuni volatili nei campi.
La razionalità mi ha suggerito che fossero fagiani.
La fantasia mi ha assicurato che fossero pavoni.
Forse non erano nessuno dei due.
Forse fagiani e pavoni non si assomigliano minimamente e riescono ad assimilarsi in una sola immagine solo nella mia mente.
Qualunque sia il nocciolo della questione, resta il fatto che sono un'ignorante in materia.
Ho ascoltato una canzone dei Limp Bizkit.
Non l'ascoltavo da tempo, ma ho scoperto che la versione che ho scaricato è censurata.
Ho sorriso tutto il tempo per la genialità degli individui che si sono dati a questa gravosa professione. Perchè censurare una canzone dei Limp vuol dire ascoltare una canzone piena di buchi.
Sh...., Fuc....., Dic..... Pittoresco, davvero.
Ho ascoltato un'altra canzone dei Limp Bizkit.
Per fortuna intera.
I malumori necessitano sempre di avvolgenti parolacce inglesi.
Mi ha ricordato la pubblicità di un noto super alcolico. E per questo tutt'ora le sono grata.
Ho ascoltato il ticchettio dei tasti del portatile su cui scriveva il ragazzo seduto vicino a me.
Un ticchettio identico a quello che sto producendo io in questo momento.
Ma si sa, i ticchettii degli altri sono sempre più fastidiosi dei propri.
Soprattutto se ti stai allietando l'udito con rilassanti e già citate parolacce inglesi.
Ho ascoltato il fischio del treno e il trutrun tutrun tutrun delle rotaie.
Ho sentito il profumo del ragazzo del portatile.
Uno di quei profumi che ti solleticano il male alle tempie, salendo lentamente dal naso e uncinando con forza il lobo frontale.
Troppo intenso. Troppo forte.
O almeno per me.
Buffo come già dal un profumo puoi dire, con quasi assoluta certezza, se con quella persona potrebbe nascere qualcosa.
Ho sentito l'odore acre dei freni surriscaldati.
è come respirare polvere. è come respirare fumo.
Tutto questo distaccandomi dalla mente.
Prendendo le distanze, almeno per una volta, dai miei pensieri.
Da tutti quei muri che mi impediscono di vedere, udire e sentire per la maggior parte del mio tempo.
Erano di certo cose che avevo già visto, udito, sentito.
Ma che la mia testa non aveva filtrato, a causa dell'ombra in cui si forza a rimanere.
A causa delle poche libertà che si concede.
Troppo poche.
Che casino essere me.
April 02 Mai parole furono più adatte..Shapes of every size Move behind my eyes
Doors inside my head
Bolted from within
Every drop of flame
Lights a candle in
Memory of the one
Who lives inside my skin
Shadow on the sun, Audioslave
Oggi va così.
Semplice ma triste...
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April 01 Fili paralleli, equilibristi diversi...Tutte le volte in cui lavoro al bar mi rendo conto di come il mondo sia composto da una moltitudine di visi, voci e sguardi con alle spalle storie totalmente differenti le une dalle altre.
Sono persone giovani, anziane, di mezz'età. Spesso ci sono anche bambini.
Si siedono su uno degli sgabelli e, se vedono che non sono indaffarata o che siamo soli, cominciano a raccontare piccoli aneddoti delle loro vite.
Si scopre così che la signora bassina, con quel faccino in miniatura che ti ha sempre dato l'impressione di una dolcezza antica, quando era "giovane come te" lavorava in una fabbrica in cui decorava il cioccolato.
Suo marito l'ha incontrato una sera alla balera e se ne è subito innamorata. Era un ballerino così affascinante.... Quando la faceva volteggiare le pareva di dover svenire da un momento all'altro per l'emozione.
Il signore con quella parlata tanto strana, che spesso a stento capisci, invece faceva il calciatore. Ha giocato nel vecchio Milan insieme a Capello.
Era innamorato del calcio. Però ha dovuto smettere molto presto perchè un giorno ha ricevuto una telefonata da sua madre.
"Guarda che la Maria è incinta!". Lui risponde "Ah sì? E di chi?". "Sciocco, di te! Devi tornare a casa e cominciare a lavorare per mantenere tuo figlio!".
E lui è tornato.
Perchè a quei tempi altro che miliardi! Essere calciatore ti rendeva più povero che ricco.
Mi guarda con un sorriso birichino. "Sai, io quando sono tornato a casa gliel'ho detto a mia moglie! Guarda che ti ho tradito! Lei mi ha guardato e ha risposto: ma va là sciocco! Sempre a fare scherzi tu!".
Si mette a ridere. Perchè, racconta, sua moglie continua a credere che sia solo un suo modo di farla arrabbiare. "Ma io l'ho tradita davvero, veh!"
Poi c'è la signora che non si ricorda mai se è già passata a prendere il caffè... Tutte le volte mi racconta con le lacrime agli occhi che suo marito, andato in pensione da poco, si è ammalato di Parkinson. Ogni giorno pensa di dirmelo per la prima volta, mentre a me viene un tuffo al cuore pari al primo. Le faccio un sorriso dispiaciuto e tento di consolarla, mentre lei cerca le monetine nel borsellino.
Se ne va sempre dicendo che le sarebbe piaciuto diventare nonna. Ma sua figlia ha detto che non ha il tempo di fare bambini.
Ci sono, poi, i papà con i bimbi.
Oggi uno di loro ha chiesto alla sua bimba di tre anni chi le aveva dato il cioccolatino che stava mangiando, per vedere cosa avrebbe risposto. Lei mi ha guardato con i suoi occhi immensi e scuri, ha alzato il ditino verso di me e ha detto "La signora", con quel vocino squillante e tenero che solo le bambine possono produrre.
Il papà si è messo a ridere. "è una signorina", le ha detto subito dopo. Poi mi ha informato del fatto che la sua bambina è stata una settimana a casa con la varicella e che ora è tutta contenta perchè non ha più le bollicine.
C'è una ragazza dell'Est che di giorno lavora in una macelleria, mentre la sera segue i corsi universitari organizzati per i lavoratori.
Mi racconta dei suoi esami e si confronta con me a proposito degli studi. Mi dice che anche lei ora deve dare un esame di psicologia e che le piace molto.
Poi mi racconta del suo ragazzo. Dice che è un gran asino, ma che la fa ridere tanto.
Poi c'è un signore anziano che viene sempre con sua moglie, una donna di una decina d'anni più giovane.
Sono entrambi molto eleganti e dai loro gesti traspare un amore ancora vivo, tenero ed indissolubile, nonostante sia nato molti anni fa.
Lui deve prendere la sua pillola ogni giorno perchè ha seri problemi di memoria. Ogni volta si arrabbia con la sua signora perchè vuole assolutamente offrirle il caffè. "Sono tuo marito!"
Poi mi guarda e chiede "Ma ti ho pagato?". Quando gli rispondo di sì mi dice "Pensa un po' come son messo! Non mi ricordo nemmeno di aver tirato fuori il portafogli!". E sua moglie "Per forza caro, ho pagato io col tuo borsellino!".
Glielo dice tutte le volte. Anche se in realtà mi ha pagato lui.
Non lo vuol far sentire vecchio, nè gli vuol far pesare il suo problema.
Ci scambiamo sempre un sorriso un po' complice, mentre lo prende a braccetto e lo accompagna fuori.
C'è invece la signora che prende sempre il caffè e poi rimane una mezz'oretta a leggere gli annunci di lavoro nel giornale. Ha sempre i capelli sconvolti e il viso assonnato.
è una grande lettrice e mi chiede sempre cosa sto leggendo in questo periodo. Mi dà piccoli consigli su che libri potrei comprare, raccontandomi le trame di quelli che ha letto negli ultimi mesi.
C'è anche un'altra signora, molto più anziana. Ora è in pensione, ma prima faceva la preside in una scuola.
Dà l'impressione di essere una persona molto dura ed inflessibile. Chiede sempre un caffè macchiato con latte bollente.
"Bollente" lo sottolinea due o tre volte, con tono perentorio, allorchè ti accingi a scaldarlo con la macchinetta.
Mi racconta che suo marito ha sempre odiato ballare, mentre a lei piaceva tanto. Poi mi fa prendere la scala per arrivare alla scatola dei crackers che desidera. Ovviamente è sempre quella nello scaffale più in alto.
"Sai ormai vivo da sola e mi posso permettere i miei sfizi. Così a pranzo mi faccio qualche involtino di prosciutto con i crackers".
Questa signora odia il mio "capo", ma non si sa perchè adora me.
Mangia sempre il cioccolatino quando glielo do io. "Eh sì, ci vuole un po' di dolcezza per questa povera vecchia!".
Mentre quando glielo dà il mio capo lo sgrida. "Non mi vorrà mica far venire il diabete!".
Poi mi guarda e fa un sorrisino sotto i baffi.
Ognuna di queste persone ha il particolare merito di strapparmi un sorriso sincero.
Con i loro piccoli racconti, semplici, ma mai banali, queste persone riescono ad illuminare stralci di vita che, se no, sarebbero rimasti nascosti all'ombra della mia ignoranza.
Raccontano di sè, della propria identità, delle loro esperienze, caricando le parole di emozioni sempre intense.
L'intensità del sorriso di un padre per il proprio figlio, delle lacrime di una donna che pian piano sta perdendo suo marito, dello sguardo di una signora che ricorda la sua giovinezza.
"Ero", "Sono", "è"...tutto è un modo per affermare che si è al mondo.
Che si è vivi. Si respira. Si prova qualcosa.
Ed ognuno sta al mondo in modo differente.
Ognuno vive, respira, prova sensazioni a suo modo.
Penso che sia questo che rende gli uomini meravigliosi.
Non c'è persona uguale all'altra.
Non c'è vita uguale all'altra.
Si è unici. Mai conformi, anche se spesso, erroneamente, si desidera esserlo.
Questo mi fa pensare a ciò che un professore molto preparato ha detto durante una conferenza a cui ho assistito ieri.
Il conformismo non è bellezza, il conformismo è solo conformismo. La bellezza è quel piccolo dettaglio o quella imperfezione che ci rende unici.
Penso che abbracciando questa piccola filosofia di pensiero divenga d'improvviso più semplice accettare gli aspetti più amari della propria esistenza.
In fondo, anch'essi contribuiscono a costruire e mantenere l'unicità della propria persona.
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