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    May 21

    Flames

    Strano come un violino possa riportare a galla sentimenti che hai gelosamente riposto in un cassetto per mesi.
    Certe canzoni possono essere spietate.
    Riaprire antichi bauli dell'anima. Scoperchiare il vaso di Pandora in cui hai rinchiuso il cuore.
    Perchè certe cose non vanno liberate.
    A volte è l'unico modo per sopravvivere.
    Poi senti un violino, e il coperchio cade. E si rompe.
    Dal vaso escono aliti di vento, come piccoli spiriti liberati nell'aere.
    E ti spuntano le lacrime, talmente all'improvviso da coglierti di sorpresa.
    Non ti alzi neppure per prendere un fazzoletto.
    Lasci che scorrano, come fossero gocce di pioggia che ti bagnano il viso, in una notte d'estate.
    Lasci che scorrano, perchè a volte è meglio così.
    Le lacrime scorrono, e con loro il dolore che provi.
    Bagnano prima gli zigomi. Poi sostano sul labbro inferiore.
    Senti come sono salate?
    è il ricordo delle persone che cerchi di cancellare.
    è il sapore di tutti coloro a cui dovresti ancora dire qualcosa, ma a cui questo qualcosa non lo dirai mai.
    Perchè tu sei fatta così.
    Preferisci tenertelo dentro il dolore.
    Anche se poi, a forza di spingere contro le pareti della tua anima, spesso non riesci più a contenerlo. Ed esplodi in lacrime, magari dopo una meravigliosa giornata come questa, in cui non dovresti far altro che sorridere.
    Hai una sorella che non vedi più, perchè non te la lasciano più vedere.
    E poco importa se non è davvero tua sorella.
    Neanche un goccio del sangue che ti scorre nelle vene somiglia al suo, ma l'hai vista crescere e l'hai adorata fin dal primo momento.
    Ti manca.
    Ma non l'hai detto a nessuno.
    A cosa servirebbe, in fondo? 
    Non le hai più telefonato.
    In effetti non senti la sua voce da mesi... Non ce la fai.
    Sei una codarda, perchè per non star male le fai credere che non ti importi nulla.
    Spesso non le rispondi nemmeno ai messaggi che ti spedisce.
    Non sai cosa dire, hai bisogno di tempo per pensare. A volte hai bisogno di mesi.
    E poi le rispondi, adducendo qualche scusa, come per esempio l'aver ricaricato la scheda solo in quel momento.
    Prima che partisse l'hai abbracciata e non le hai detto nulla di tutto ciò che ti stava passando per la testa. - mi dispiace, tu non hai nessuna colpa...sei piccola, non ti meriti che ti capiti tutto questo... vorrei tanto poter fare qualcosa per tenerti con me. Io ormai non posso più salvarmi, ma vorrei salvare almeno te.. ti vorrei portare via da tutta questa merda, starti vicina come solo una sorella sa fare... non è giusto. Mi macherai da morire...
    Le hai detto solo qualcosa di pateticamente inutile, e banale - se hai bisogno di qualcosa chiama, anche alle 4 di notte...
    La conosci, non ti chiamerà mai. è fatta come te in certe cose.
    Preferisce piangere e guardare fuori dalla finestra per ore, fino a che il mondo non ricomincia ad avere un qualche senso, piuttosto che chiedere aiuto.
    Ieri è stato il suo compleanno.
    Avresti potuto telefonarle e dirglielo.
    Mi manchi.
    Non sarebbe stato difficile. Ma per te lo è.
    Così le hai mandato un messaggio sul telefonino.
    Tua madre invece l'ha chiamata.
    Ha detto che la voce le tremava e che le ha detto di dirti che ti vuole bene, ma che non ti può rispondere perchè non ha più soldi sulla scheda.
    E pensi che sei una stupida, perchè avresti potuto telefonarle e dirglielo.
    Ti voglio bene.
    Potresti telefonarle anche ora. Lo sai che è sveglia.
    Ma non lo farai.
    Perchè sei fatta così.
    Lasci che i momenti passino senza coglierli.
    Quanti grazie o mi dispiace o mi manchi  hai lasciato cadere nel vento.
    Ormai hai perso il conto.
    Quante persone non hanno saputo di essere state importanti per te; quante tutt'ora non lo sanno, mentre invece se lo meriterebbero.
    Cerchi di esprimere con gli occhi ciò che non dici, ma spesso leggere nel loro profondo è difficile.
    Ci riesce solo un violino, in una sera di primavera in cui la pioggia scorre, anche se fuori è sereno.
    May 17

    L'origine dell'amore

    _The origin of love_
    Hedwig&The angry inch
    dal musical Hedwig - la diva con qulacosa in più 
     
    When the earth was still flat,
    And the clouds made of fire,
    And mountains stretched up to the sky,
    Sometimes higher,
    Folks roamed the earth
    Like big rolling kegs.
    They had two sets of arms.
    They had two sets of legs.
    They had two faces peering
    Out of one giant head
    So they could watch all around them
    As they talked; while they read.
    And they never knew nothing of love.
    It was before the origin of love.

    The origin of love

    And there were three sexes then,
    One that looked like two men
    Glued up back to back,
    Called the children of the sun.
    And similar in shape and girth
    Were the children of the earth.
    They looked like two girls
    Rolled up in one.
    And the children of the moon
    Were like a fork shoved on a spoon.
    They were part sun, part earth
    Part daughter, part son.

    The origin of love

    Now the gods grew quite scared
    Of our strength and defiance
    And Thor said,
    "I'm gonna kill them all
    With my hammer,
    Like I killed the giants."
    And Zeus said, "No,
    You better let me
    Use my lightening, like scissors,
    Like I cut the legs off the whales
    And dinosaurs into lizards."
    Then he grabbed up some bolts
    And he let out a laugh,
    Said, "I'll split them right down the middle.
    Gonna cut them right up in half."
    And then storm clouds gathered above
    Into great balls of fire

    And then fire shot down
    From the sky in bolts
    Like shining blades
    Of a knife.
    And it ripped
    Right through the flesh
    Of the children of the sun
    And the moon
    And the earth.
    And some Indian god
    Sewed the wound up into a hole,
    Pulled it round to our belly
    To remind us of the price we pay.
    And Osiris and the gods of the Nile
    Gathered up a big storm
    To blow a hurricane,
    To scatter us away,
    In a flood of wind and rain,
    And a sea of tidal waves,
    To wash us all away,
    And if we don't behave
    They'll cut us down again
    And we'll be hopping round on one foot
    And looking through one eye.

    Last time I saw you
    We had just split in two.
    You were looking at me.
    I was looking at you.
    You had a way so familiar,
    But I could not recognize,
    Cause you had blood on your face;
    I had blood in my eyes.
    But I could swear by your expression
    That the pain down in your soul
    Was the same as the one down in mine.
    That's the pain,
    Cuts a straight line
    Down through the heart;
    We called it love.
    So we wrapped our arms around each other,
    Trying to shove ourselves back together.
    We were making love,
    Making love.
    It was a cold dark evening,
    Such a long time ago,
    When by the mighty hand of Jove,
    It was the sad story
    How we became
    Lonely two-legged creatures,
    It's the story of
    The origin of love.
    That's the origin of love.
    May 16

    "L'amore vero è un romanzo" (citazione di un uomo saggio)

    "Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo [...] Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto."
    Se una notte d'inverno un viaggiatore, Italo Calvino
     
    Non ho mai trovato un particolare piacere nel leggere le recensioni altrui riguardo ai libri letti, o presunti letti.
    Sono una di quelle poche (o molte?) persone innervosite da tutti quei giornalisti che pensano di poter osannare o stroncare un libro in cinque, dieci, venti, cinquanta, a volte cento righe, e di essere così riusciti ad intrappolare la totalità di un'opera in maniera definitiva e imprescindibile.
    Nella mia personale visione ed esperienza, la scelta di un libro è una questione completamente diversa.
    Non c'entra nulla con leggere opinioni su di esso.
    Non c'entra nulla col sentire alla radio o alla televisione che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.
    E non c'entra con il "ma come?! Non l'hai letto?".
    Ritengo di aver trascorso la mia infanzia nel luogo più romantico e fantasioso in cui un bambino può crescere: una libreria.
    Per me i libri sono una questione di percezione sensoriale, sentimentale ed energetica.
    Una questione di odore.
    Di tatto.
    Di affinità.
    Di attrazione.
    Quasi di sensualità.
    Perchè innamorarsi di un libro, decidere che lui è quello giusto per te, è come incontrare per la prima volta un uomo.
    Una donna spesso sa da subito se, in linee generali, quell'uomo potrebbe avere qualche possibilità.
    Il profumo, le linee del viso, la profondità degli occhi, il grado in cui la propria anima è attratta da lui. Tutto questo parla di un possibile futuro, oppure di un futuro negato.
    Per un libro vale la stessa cosa.
    Il profumo e la filigrana della carta, il colore della copertina, la profondità in cui tocca la tua anima grazie a qualche parola sul retro della copertina.
    è parimenti una questione di amore. Di passione. Di un sensuale colpo di fulmine.
    Dunque ho bisogno di entrare in una libreria, girarla in lungo e in largo per ore. Toccare i libri. Sfogliarli. Sentire se siamo fatti gli uni per gli altri. Percepire se essi mi chiamano a loro.
    è raro che accetti consigli sui libri che devo leggere, seguendo da sempre questa istintuale linea decisionale, peraltro del tutto criticabile, come ogni soggettiva visione della vita.
    Quasi per una questione di principio non leggo quello che mi si consiglia con le parole "guarda, è bellissimo!!!".
    Amo però quei libri che "dovresti leggerlo" o "io l'ho letto almeno 10 volte".
    Perchè, pur esprimendo un giudizio personale del parlante, lasciano spazio a quella che sarà la tua opinione e a quella che, attualmente, è la curiosità risvegliata in te da tali parole.
    "Dovresti leggerlo" vuol dire che varrebbe la pena che anche tu ti facessi un'idea di ciò che dice quel determinato libro. Che anche tu, insomma, dicessi la tua.
    Amo che qualcuno mi spieghi cosa gli piace.
    Non mi interessa, invece, che mi dica che qualcosa gli piace.
    Lo spazio che intercorre tra le due cose è immenso, ma al contempo indefinitivamente sottile.
    Basta a risvegliare in me la voglia di entrare in libreria e cercare avidamente con gli occhi la copertina sugli scaffali polverosi (ed affascinanti anche per questo).
    Basta a destare in me un'enorme curiosità per un libro prestatomi tra un "ciao" e un "come stai" in un pub, un sabato sera qualunque.
    Ed ecco quindi la mia piccola recensione, tutta personale, ad "Undici minuti" di Paolo Coelho, libro ormai definito da me stessa "giramondo", in quanto ha viaggiato in meno di 72 ore per pub, treni ed autobus.
     
    Amo i libri che sanno di buono. Amo quei libri che sanno isolarmi completamente dal resto del mondo. Amo i libri che sanno parlare di me, anche se le storie dei personaggi non hanno nulla a che fare con la mia vita, passata o presente che sia. Amo i libri schietti, che non hanno paura di mostrare e chiamare le cose con il loro nome. Amo quei libri che danno spazio ai sentimenti così come sono: umani, fallaci, inevitabili, soggettivi, unici. Amo immensamente quei libri che sanno possederti, che sanno prendere il sopravvento sulla tua anima. Amo i libri che insegnano senza forzature ciò che l'uomo sa, ma ha paura di dire o ammettere. Amo quei libri che sanno tirar fuori dalle persone le cose migliori. Amo i libri che non puoi far a meno di leggere nemmeno su un autobus pieno di gente che cerca fastidiosamente di sbirciare tra le pagine che stai sfogliando. Amo i libri di cui ogni pagina è essenziale. Amo i libri che sembrano sempre troppo corti. Amo quei libri che ti fanno capire che non sei la sola al mondo. Amo quei libri che svelano della donna ciò che l'uomo fa finta di non capire. Amo quei libri che rileggeresti subito, solo per il gusto di scoprire anche solo una parola sfuggita alla tua attenzione. Amo i libri che leggi anche se dovresti studiare. Amo quei libri che ti assorbono e poi ti ridanno alla luce con qualcosa in più. Amo i libri che mi fanno viaggiare, anche se è l'una di notte e sono sotto le coperte. Amo i libri che richiamano alla mente storie già sentite e amate.
    Dovresti leggerlo.
     
     "Il desiderio profondo, più reale, è quello di avvicinarsi a qualcuno. Da quel momento, cominciano le reazioni, e l'uomo e la donna entrano in gioco. Tuttavia ciò che accade prima - l'attrazione che li ha uniti - è impossibile da spiegare. è il desiderio immacolato, nel suo stato puro" Undici minuti, Paolo Coelho
    May 14

    Detto tra noi

    No, non sono felice.
    E non guardarmi così, con quella faccia mezzo stupita e mezzo delusa.
    Non credo sia una novità, nè una sorpresa.
    Non penso di avertelo mai nascosto, nè di averne mai fatto un dramma.
    Vivo costantemente con questo nodo alla gola che non mi lascia respirare, che non mi lascia parlare, che non mi lascia cantare.
    Ogni boccone di cibo che mando giù è un mattone. Ogni sorso d'acqua mi rende ancora più arida.
    Io sono quella che ha sempre avuto buona volontà nel camminare in salita, quasi controcorrente. Ma che quasi sempre è inciampata in qualche ostacolo.
    Va così da sempre, e non credo di averne mai fatto mistero.
    Non capisco questo tuo stupore nell'ascoltare le mie parole.
    Se non ti eri accorta di nulla è solo perchè sorrido sempre nella mia infelicità.
    Il mio è un sorriso di sfida.
    Perchè ho bisogno di dire a chi o cosa mi fa questo che non me ne frega niente. A me il sorriso nessuno me lo toglierà dal viso, mi diverto troppo a far rabbia a chi si aspetta che io ceda.
    Ho spesso dato fastidio alle persone. A tutte quelle che non erano soddisfatte della loro vita anche se avevano apparentemente tutto. Mentre io, che non ho mai avuto niente, non mi lamentavo più di tanto, anzi. Raccontavo la mia vita con tranquillità, a testa alta.
    Perchè per me è normale.
    é questa la tristezza.
    La mia vita storta, rotta, spezzata, caotica, delirante, dolorosa, indescrivibilmente atroce nei suoi affondi, per me è normale.
    è sempre stata così, da quando sono nata.
    E basta, non guardarmi con quegli occhi tutte le volte che ti ripeto che io non mi ricordo altro che cose tristi della mia infanzia.
    Hai ragione, lo vedo dalle foto che stavo bene, che stavamo bene.
    Ma io i momenti felici non me li ricordo. O se li ricordo, sono sempre più sfocati di quelli brutti.
    Mi dispiace se ti faccio del male ogni volta che apro la bocca. Non vorrei.
    Ma sei terribilmente brava a tirarmi fuori tutta la cattiveria di cui sono capace. Ogni volta che parli e vuoi spiegazioni, centri perfettamente il mirino di tutto il rancore che provo nei tuoi confronti.
    E dopo, forse è questa la cosa peggiore, non riesco nemmeno a sentirmi in colpa, perchè so che tutto quello che ho detto è vero. Ogni parola che dico centra con tutta la sua atroce obiettività il problema.
    Sei tu che neghi sempre l'evidenza.
    Sei tu che hai sempre le idee peggiori.
    Sei tu che dici sempre che i problemi che abbiamo entrambe sotto al naso, in fondo non sono problemi.
    Sei tu che dici sempre che troveremo una soluzione.
    Una soluzione non si trova, lo sai meglio di me. Ed ora finalmente ho capito.
    Tu non ti comporti così perchè sei un'inguaribile ottimista. Perchè tenti di tranquillizzarmi. Perchè lo fai per me.
    Tu ti comporti così perchè ci credi davvero che due parole possano risolvere tutto il casino di una vita.
    Ma due parole non risolvono nulla.
    Quello che può risolvere i miei problemi è crearmi una vita mia.
    Questo tu lo sai. E ti distrugge.
    Lo sai che al liceo mi sono ammazzata per avere i voti migliori.
    Che mi sto ammazzando anche ora, frequentando un'università che mi crea innumerevoli problemi. Nonchè un danno notevole al sistema nervoso.
    E nonostante tutto sono in pari.
    Lo sai che sto cercando di accelerare in tutto i tempi.
    Tirocinio ante laurea anticipato. Laurea stessa anticipata.
    Sai anche che cerco di risparmiare su tutto, anche il minimo centesimo.
    Che la macchina la voglio intestare a me.
    Che voglio andare a lavorare all'estero per un po', perchè voglio che impari a stare senza di me.
    Che appena potrò mi comprerò una casa mia. Un buco, magari. Purchè sia mia.
    Che sia un posto da cui nessuno mi può sbattere fuori. In cui nessuno mi può far sentire in colpa. In  cui nessuno detti assurde leggi demagogiche. In cui nessuno abbia il coltello dalla parte del manico, tranne me.
    Voglio avere un tetto sulla testa, che non possa crollare mai.
    è solo per paura che non ascolti mai quello che ti dico.
    Ed è solo per paura che non vedi che io felice non lo sono.
    Anche quando la dottoressa ha detto che tutto quello che ho è psicosomatico ci sei rimasta male.
    Perchè? Non era forse prevedibile?
    A 20 anni non ho nessuna certezza, e tu ti stupisci se la psiche si rifa sul corpo?
    Ti stupisci se faccio fatica a mangiare? A respirare? A dormire? A stare con la gente?
    è forse una novità che io mi tenga tutto dentro e che lo sfoghi così? Cos'è, non sei stata attenta in questi 20 anni? Ti è sfuggito qualcosa?
     
    La cosa che mi fa male, in tutto questo monologo, è la mia cieca freddezza nel dirti queste cose.
    E, dio, io non  sono così. Non sono mai stata così.
    Sono sempre stata triste. Sono sempre stata in difficoltà. Sono sempre stata arrabbiata.
    Ma mai fredda. Mai distaccata. Mai insofferente. Mai cattiva.
    State tirando fuori il peggio di me.
    è come un vaso di Pandora che si è aperto all'improvviso, senza che nessuno ne prevedesse le conseguenze.
    A 15 anni ridevo, scherzando sul fatto che di certo a 40 anni mi sarei ritrovata sul lettino di uno psicologo per colpa dei miei genitori.
    Ora penso seria ed incattivita che ci finirò molto prima del previsto.
    E mentre sento i vostri sussurri di compassione dal salotto non posso fare altro che incazzarmi ancora di più.
     
     
    May 11

    La legge è uguale per tutti?

    Ecco, quando leggo certe cose io mi incazzo.
    Quando leggo cose come queste mi incazzo.
    E non solo perchè sono una donna, e dunque non ammetto questa continua mancanza di considerazione per la gravità di un abuso su una mia "simile".
    Non solo perchè mi sto laureando in psicologia, e dunque non ammetto, in nessun modo, che una siffatta giustificazione ad uno stupro sia fornita da uno psicologo.
    Non solo perchè sono una persona con una determinata sensibilità, e dunque non ammetto atti di tale meschinità su nessuno, donna, uomo o bambino che sia.
    Ma perchè non ammetto, non concepisco, non tollero che un atto come lo stupro possa essere anche solo pensato come "lieve" o, pardon, "più lieve".
    Ditelo alla donna presa in causa che il suo stupro è più lieve rispetto a quello di un'altra donna.
    Diteglielo che il suo stupro è più lieve perchè è stato compiuto da suo marito, e non da un estraneo.
    Guardatela negli occhi e diteglielo, forza!
    Diteglielo che lei semplicemente ha dovuto sopportare che suo marito ogni giorno per anni la stuprasse (perchè vorrei ricordare che se una donna dice NO, se non vuole, se urla di non farlo, se è minacciata a farlo con la forza, se è anche solo portata a farlo per paura, l'atto si chiama stupro), che ha dovuto sopportare l'atto perpetuato, che ogni giorno si è trovata il lupo seduto sulla poltrona del salotto, e che per questo è psicologicamente meno turbata rispetto ad una donna che è stata stuprata una volta da un estraneo.
    Viviamo in un paese, ed è bene che si sappia, in cui lo stupro è considerato più lieve se la vittima non era vergine al momento dell'accaduto. Vale a dire: se è una puttana (perchè è questo il senso, fidatevi) e l'ha già data via, in fin dei conti non è che le sta bene, ma magari se l'è un po' cercata.
    Viviamo in un paese in cui lo stupro è considerato più lieve se lo stupratore proviene da un contesto degradato. Il che, ed è da sottolineare, non significa necessariamente una persona con seri problemi psichiatrici o con problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti (cosa per cui ovviamente la galera non servirebbe a nulla e una sentenza di tal genere causerebbe danni ancora maggiori). Significa anche solo povero.
    Io non so cosa succede negli altri paesi, non so se in Francia o in Germania o ovunque si parli di tolleranza zero o di maggiore comprensione per questi atti osceni.
    So però quello che accade in Inghilterra.
    In GB è passato da poco l'irrigidimento sulla legge che regola le violenze sessuali. 
    Intervistata, il ministro donna che ha avanzato la proposta di rendere più severe le norme contro lo sturpo, ha risposto alle accuse della stampa e dell'opposizione parlamentare, secondo cui la legge è troppo estrema dicendo che la legge è appositamente estrema e provocatoria, e non di meno necessaria in un paese come l'Inghilterra.
    Sì perchè da sondaggi di Amnesty International è risultato che 1/3 della popolazione britannica pensa che la responsabilità di uno stupro sia da addossare alla donna se lei... beh, ha fatto un po' l'ochetta.
    Come a dire, beh, se gli ha fatto l'occhiolino e ci ha ballato per un po' insieme mica si può lamentare se poi si trova in un vicolo, malmenata, con gli slip stracciati, tragicamente consapevole del fatto che lo sconosciuto non ha neanche usato il preservativo!
    Figurarsi se poi la ragazza gli ha dato il numero di telefono o gli ha concesso qualche bacio! Suvvia, nemmeno da pensarci allo stupro, siamo seri.
    Consci di dover spiegare ai propri cittadini che su certe cose non si può essere nè approssimativi, nè discriminatori, i parlamentari laburisti hanno lanciato una campagna pubblicitaria a tappeto costituita da poster appesi in dicoteche, bar, toilette, e stampati su giornali per uomini, raffiguranti una donna ed un uomo che si stanno per baciare.
    La didascalia sottostante avverte "Questo non è un invito a stuprarmi".
    Nella nostra bella Italia invece che irrigidimenti, non si hanno altro che eccezioni, diminuizioni delle pene, imbarazzi sparsi perchè "non si sa come valutare", nonchè altrettanti imbarazzanti casi che costituiscono incresciosi precedenti, rinvii, assoluzioni e continui avvilimenti delle vittime che non si vedono mai ricevere giustizia (questo per tutto, non solo per lo stupro).
    E penso che in fondo il passo tra il considerare meno grave lo stupro di un marito su una moglie e il considerare al pari di esso lo stupro di un padre su una figlia sia drammaticamente breve.
    May 07

    Le parole che non ti ho detto... (sottotitolo: un segnalibro può parlare di noi?)

    Ogni volta che mio padre dice cose come quelle dette oggi, capisco perchè sono stata così male in tutto il tempo in cui non è stato presente.
    O forse le cose dette oggi mi fanno così effetto solo perchè ne ho sofferto la mancanza per anni.
    Ho paura.
    Ma che dico, sono terrorizzata.
    Perchè so che non potrei più farne a meno.
    Della sua attenzione nei miei confronti.
    Del suo essere orgoglioso di me.
    Del suo interessarsi per la prima volta a ciò che faccio, ma soprattutto a ciò che sento.
    C'è stato poco. Pochissimo, per 19 anni.
    A volte non c'è stato in assoluto. Nessuna telefonata per 12 mesi.
    Le poche volte che è stato presente nella mia vita ha sempre coperto la parte di quello che chiamerei potere normativo.
    Il cosiddetto genitore autoritario.
    Non perchè gli piacesse, ma perchè non avrebbe saputo inventarsi un altro modo per rapportarsi con una bambina, prima, e con un'adolescente, dopo. Mancando di iniziativa, forse temendo di sbagliare, seguiva le direttive di mia madre con dedizione assoluta.
    "Stefano, sgridala, che a me non mi ascolta", "Stefano, falle fare i compiti", "Stefano, portala un po' in giro che ha bisogno di stare con suo padre".
    E Stefano mi sgridava, mi faceva fare i compiti, mi portava in giro. Ma non perchè fosse qualcosa a cui teneva. Semplicemente perchè "andava fatto".
    In  fondo è questo che deve fare un padre, no? Dunque facciamolo.
    Quindi telefonate piene di "cos'hai fatto oggi?", "hai fatto i compiti?", "sei tornata tardi?".
    Ma mai un "come ti senti?".
    Questo si è sempre scordato di chiederlo.
    Eppure sapeva che bene non stavo.
    Un legame, il nostro, che legame non era.
    Era solo un foglio anagrafico che legava la mia persona alla sua.
    E i fogli si stracciano e si rovinano facilmente.
    Il nostro si è decisamente autodistrutto con i miei 16 anni, di comune accordo.
    O meglio, di mio accordo e di sua rassegnazione.
    Pensavo, mi ricordo, che avrei sofferto di meno senza quegli occhi belli ma vacui, inquadrati in un viso perennemente disinteressato ed insoddisfatto. Senza quei mutismi menefreghisti che non facevano la fatica di nascondere la sua totale non partecipazione mentale ed emotiva alle mie parole.
    Gliel'ho detto in un urlo e in una cornetta riattaccata.
     
    Ora che, dopo anni di tale regime, mi trovo improvvisamente al centro di certe attenzioni mi sento piacevolmente inebriata da sensazioni disorientanti.
    Non sono abituata ad un Stefano che passa da casa per portarmi un regalino, solo perchè mi sente un po' giù al telefono.
    Regalino per di più molto dolce. Adatto a me.
    Un regalo di qualcuno che mi conosce, non di quello sconosciuto che ha sempre finto di essere.
    Un regalo da parte di quel padre che ha sempre avuto paura di farmi conoscere.
    Non sono abituata ad un padre che desidera passare del tempo con me.
    Che vuole portarmi in vacanza.
    Che vuole addirittura che io vada ad abitare con lui, presto o tardi.
    Sono terrorizzata.
    So di averlo già detto, ma è più forte di me.
    Soffro di una strana sindrome d'abbandono.
    Di uno strano senso di colpa che mi convince subdolamente che in fondo non mi merito l'amore delle persone. Che mi dice che presto se ne fuggirà di nuovo.
    Perchè crescendo praticamente senza un padre è difficile non autoconvincersi che la sua assenza sia dovuta ad un proprio difetto, ad una propria colpa.
    Se io fossi una brava bambina, ti dici, mio padre ci sarebbe sempre.
    E questo, purtroppo, ti rimane radicato dentro. é un albero che mette radici e che continua a nutrirsi di te.
     
    Carpe diem, si dice.
    Cogli l'attimo e non pensare.
    Non importa ciò che succederà, cogli questo momento e godine.
    Ma è difficile quando hai sempre visto l'attimo volarsene via in un alito di vento.