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    September 29

    Il Nobel per la pazienza goes to..

    Partiamo dal principio.
    Cioè da ieri.
    In realtà il mio "ieri" non c'entra molto con la conclusione del post, ma non importa perchè ho deciso di raccontarvelo lo stesso.
    OH! (oggi è meglio non contraddirmi)
    Alle 3.30 molto ingenuamente prendo il telefono e mi metto in contatto con l'Enel e Hera per sbrigare le volture delle bollette per mio padre. Devo trovarmi alle 5 a casa del mio migliore amico, che sta all'altro capo di Bologna.
    Figurarsi se mi tengono al telefono più di tre quanrti d'ora. Faccio di certo in tempo a fare tutto.
    Illusa.
    Con l'Enel ci metto 5 minuti.
    Alle 4.30 finisco con Hera, esausta e stordita dai 55 minuti di "attendere prego - - - - marcetta musicale irritante - - - - attendere prego".
    Mi metto una maglia e fuggo fuori di casa. Prendo il bus perchè in macchina, col caos che c'è a Bologna in questo periodo, non ce la farò mai (si contano sulle dita di una mano le strade che non sono "lavori in corso" e della tangenziale non se ne parla nemmeno).
    Corri che il bus arriva! Corri che ce la fai! ......
    Ma non ce la faccio e il 19 mi passa davani al muso facendomi una pernacchia (o questa è la mia immaginazione?).
    Un quarto d'ora d'attesa placato con la musica in cuffia.
    Quando arrivo a casa del mio amico (l'uomo più riccio del mondo) non respiro per l'affanno della corsa. E sono le 5.30.
    Prendiamo la sua auto e dritti da Carrefour. Lui deve cercare un sistema wi-fi per il suo pc ed io mi sento un po' più colta quando imparo che non è un sistema audio per computer, ma il wireless per il modem.
    Come a dire che la tecnologia mi insegue, ma io corro veloce (di certo le mie prozie non avevano questi problemi cognitivi).
    Prendiamo l'asse attrezzato per raggiungere il centro commerciale, ma ci si gela il sangue a vedere che nell'altro senso è tutto bloccato. Kilometri di fila... "Strano" , pensiamo con opportuno cinismo.
    Va beh, prenderemo la strada statale per tornare.
    Alle 8 siamo a casa e usciamo per una pizza... poi... CSI 6° stagione su Fox Crime. La seconda puntata ci fa un po' ridere perchè risulta un po' surreale, ma CSI a volte è bello proprio per questo.
    La serata continua con Singstar, il karaoke della Playstation... e rimaniamo attoniti nel constatare che raggiungiamo punteggi record in tutte le canzoni (siamo un duetto niente male), tranne che in una...
    "Don't cha" delle Pussycat Doll.
    Ora: nei 200 cd di Singstar del mio amico ci sono canzoni difficilotte.
    E riusciamo a cantarle tutte bene. Persino quelle in tedesco (come "Durch den Monsun", dei gemelli cattivi degli Hanson) risultano un successone (fare il linguistico è servito a qualcosa).
    Com'è possibile che una canzone come Don't cha ci metta in crisi? Ammettiamolo, non è esattamente un capolavoro della musica contemporanea, nè un agglomerato di passaggi vocali contorti.
    Basta ansimare un po' e fare la voce un po' zoccoleggiante.
    E invece no, alla tonalità proprio non ci arriviamo.
    E non basta addurre la scusa che non facciamo che ridere, poichè ci sentiamo ridicoli a dover praticamente simulare un orgasmo per cantare una canzoncina commerciale (notare che il fatto della voce a tratti orgasmica è una peculiarità di tutte le canzoni delle Pussycat Dolls).
    Arriviamo alla conclusione che le voci devono essere necessariamente sintetiche, sistemate ad hoc a computer. Oppure che le Pussycat hanno voci inarrivabili e noi siamo crudeli a non riconoscerlo.
    Ma propendiamo più per la prima ipotesi.
    Per consolarci ci lanciamo in una passionale interpretazione di Gloria Gaynor in "I will survive", scatenando un tripudio nei nostri cuori pieni di orgoglio.
    Decidiamo di spegnere, perchè già una volta il vicino di casa è diventato violento, e soprattutto volgare, nello spiegarci che non gradisce la strimpellata serale.
    Alle 11 arriva la mia migliore amica e decidiamo di recarci, l'indomani, al villaggio della salute per rilassarci un po' in vista dell'inizio, assolutamente imminente, delle lezioni.
    Fred decide all'ultimo di non venire, ed Erika ed io ce ne torniamo a casa.
    E a questo punto comincia la serie di sfighe, punto focale di questo post.
    Stamattina partiamo con la mia adorata autovettura.
    Quando arriviamo, dopo parecchi semafori, parecchio traffico, parecchia pazienza e parecchi litri di carburante spesi, la gentile signorina del parco ci dice che hanno fatto la chiusura stagionale il 17, ma che possiamo sempre tornare tra otto mesi....
    Inutile dire che ci rimaniamo malissimo.
    C'è un sole stupendo e ci eravamo pregustate una giornata meravigliosa.
    Ci ritroviamo alle 9 e mezza in mezzo ai monti, con un'intera giornata davanti e senza nulla da fare. O almeno nulla di così meravigliosamente piacevole da fare.
    Guardiamo il mio polipo di peluche, il quale ci osserva attentamente dal lunotto posteriore della Punto. Sembra che stia ridendo di noi, ma forse anche questa è una mia impressione.
    C'è da fare una cosa, comunque. Andare a cercare un regalo per il compleanno di mio nonno.
    Passiamo all'outlet di Castel Guelfo. Niente.
    Andiamo all'Ipercoop. Niente.
    Però proprio qui ci viene una luminosa idea: prendiamo il sugo pronto alle vongole per pranzo.
    Almeno sembra una luminosa idea.
    In realtà non lo è.
    Passiamo il pomeriggio in compagnia della citrosodina e di uno stomaco che dà violenti segni di squilibrio.
    Mai mangiato nulla di più schifoso.
    Decido di tornare a casa dopo un giretto in centro.
    E tataaaaan, tutto bloccato.
    Sto per imprecare (al volante divento volgare), ma mi blocco quando penso che di fatto non ho fretta e che posso utilizzare il tempo di attesa per cantare a squarciagola qualche canzoncina del mio lettore mp3.
    Parte "Estate" dei Negramaro, uno dei pochi gruppi italiani che mi piacciono.
    Comincio a cantare.
    Mi rilassa. Mi piace. Non mi va più di imprecare.
    E poi succede.
    Una cassa dello stereo smette di vivere.
    MA.... ---------- beeep ------------ attendere prego ------- Valentina è andata in stand by -------------- beeep------------
    Ottimo.
    Beh, almeno ho sfogato un po' di sana ira. Avrà di certo fatto bene al mio sistema nervoso.
     
    Tutto ciò per dire che domani devo essere al bar a fare cappuccini alle 8e45 e non so con che forza sopporterò la clientela.
    Penso attiverò la segreteria di serie nel mio cervello stanco.
    PLEASE, LEAVE MESSAGE AFTER THE TONE.... BEEEP.
    September 26

    Make love, not war

    Se c'è una cosa di cui sono fiera è il fatto di non aver mai augurato nulla di male a nessuno.
    Per quanto nella mia vita io abbia incontrato personaggi abietti e sinistri, mi sono sempre trattenuta dallo sperare che prima o poi capissero che nessuno possiede un libretto di sconti da presentare alla cassa della vita. E che, dunque, fare del male agli altri dall'alto della propria condizione privilegiata non è una fonte di guadagno.
    Continuo ad essere orgogliosa di me stessa, poichè quest'anno avrei avuto tutte le ragioni per scagliare pensieri negativi su molte persone. Per guardare con schifo il modo perverso in cui certa gente lotta per buttarmi continuamente più giù, sempre più in basso. E risputare indietro la cattiveria.
    Come fossi stata morsa da un serpente e rigettassi indietro il veleno.
    E invece no.
    Sarà che ho un enorme capacità di sopportazione. O sarà che, grazie al cielo, sono una persona buona e mi fa ribrezzo pensare di poter augurare del male a qualcuno, per quanto sia stato crudele con me.
    C'è già tanto di quello schifo al mondo. Perchè crearne dell'altro? Perchè generare dell'altro odio?
    Sono arrabbiata, certo. Furiosa, come negarlo? Ma non odio, ed è qui che sta la differenza basilare.
    Io auguro a chi di dovere di NON trovarsi mai nella mia situazione.
    Di NON trovarsi mai in una situazione anche solo vagamente rassomigliante alla mia.
    Perchè so che non avrebbe mai la forza di rialzarsi come ho fatto io.
    E perchè so che non avrebbe le palle di sopportare tutto quello che ho passato.
    Gli auguro di ritrovare, un giorno, la propria coscienza e di ricordare come funziona e a cosa serve.
    Gli auguro di ritrovare qualcuno ad aspettarlo il giorno in cui questo accadrà.
    Ma, dipendendo quest'ultimo punto da me, sono quasi sicura di poter dire che ci sarà ben poca gente ad attenderlo.
    September 24

    Ritorno alla realtà

    Stamattina ho dormito fino a mezzogiorno e venti.
    In realtà mi sono svegliata un po' prima, sentendomi un po' in colpa per aver dormito quasi dodici ore.
    Ma poi ho pensato che dalla prossima settimana dovrò ricominciare con somma gioia a regolare la sveglia alle cinque e mezza del mattino. Così mi sono sentita molto più giustificabile, e mi sono rimessa giù a poltrire.
    Non so se sono pronta a ricominciare il solito tran tran.
    sveglia-bus-treno-lezione, lezione, lezione...lezione-pranzoALvolo-lezione, lezione, lezione...- treno- bus- cena- morteAPATICAsuLETTO.
    No, credo di non essere affatto pronta.
    A volte penso che non è così che mi immaginavo la vita universitaria.
    Certo, non sempre la realtà soddisfa le aspettative per filo e per segno. Ma è dura constatare che in questo caso non le soddisfa per nulla.
    All'ultimo anno di liceo mille immagini si intrecciavano nella mia mente: feste, appunti passati, nottate in bianco in compagnia per preparare gli esami, fare spavaldo da universitario bolognese (peculiare specie di giovane adulto, dedita a studio e divertimento senza limiti).
    Insomma, mi immaginavo come una studentessa americana al suo primo anno di college (possibilmente Yale).
    E invece eccomi qui, su e giù per treni, in balia del bello e del cattivo tempo, stressata e annoiata, senza voglia nè soddisfazione per quello che faccio.
    Non fraintendetemi, quello che studio mi piace. Non saprei immaginarmi a fare altro (tranne Lettere... sarei perfetta come insegnante, ma non potrei mai sopportare di diventarlo!).
    Ma non provo nessun gusto. Nessun fervore particolare.
    Su quel benedetto treno non si fa che sbuffare, e non penso sia del tutto normale.
    A dire il vero non mi sento nemmeno universitaria. O come penso dovrebbe sentirsi un'universitaria di 20 anni.
    Chissà, magari è solo una mia paranoia. E magari dovrei semplicemente essere felice di poter studiare ed evitare di lamentarmi in continuazione.
     
    Ma la sveglia alle 5 e 30...
    Il treno...
    Il freddo...
    ...Mi viene da piangere...
    Meglio buttarsi nella pizza.
    Amen.
    September 20

    Cenere

    Solitamente mi rendo conto di star raggiungendo limiti di ansia preoccupanti quando comincio ad incazzarmi con gli oggetti.
    E buttare all'aria un cassetto lanciando tutto sul pavimento con fare rabbioso per cercare una matita... beh, è preoccupante.
    Così mi sono seduta per tranquillizzarmi, ma l'unica cosa che sono riuscita a fare è stato scoppiare a piangere.
    Com'è possibile che vada tutto male? Che non ci sia nulla, in questo momento della mia vita, che non sia a pezzi?
    Ho vissuto dei brutti periodi, ma penso che questo sia in assoluto il peggiore.
    Un paio di settimane fa un mio amico mi ha chiesto se sono proprio sicura che il problema sia degli altri e non mio. Se gli altri non diventino così stando vicino a me.
    Stava scherzando, e lo so.
    Ma da quel momento ho cominciato a riflettere se non ci sia, in fondo, un po' di verità in quello che ha detto.
    Se non sia io il problema.
    Se non sia il mio tocco ad incenerire sempre tutto.
    September 16

    Rain from the middle of nowhere

    Strana giornata, questa.
    Oggi, forse per questa pioggia fine eppure battente, tutto sembra essere sospeso nel vuoto.
    Come quando si esce d'inverno, la mattina molto presto, è tutto sembra esserci perchè appeso ad un filo sottile.
    Arriva l'autunno, e con esso la Mia Bologna. Perchè questa città, quando si veste col cappotto pesante, rivela il suo aspetto più profondo e più vero.
    Questa mattina sono andata a lavoro. In un'ora solo quattro persone hanno varcato la soglia del locale.
    Fino alla scorsa settimana c'era ressa ogni giorno, anche il sabato all'alba.
    Persone che passeggiavano per godersi l'arietta fresca e la tranquillità delle stradine di questa periferia.
    Signore che facevano la spesa per evitare le ore di caldo. Padri in bicicletta che anticipavano il risveglio dei figli per fare un po' di ginnastica.
    Oggi, invece, mi ha reso malinconica il constatare che tutti erano ancora a letto, nuovamente nei panni degli animalini da letargo.
    E che nessuno sarebbe entrato a chiedere un ghiacciolo o un caffè estivo.
    Che con oggi inizia il preludio al periodo dei Cappuccini, delle Cioccolate e del Latte Caldo ("se può, bollente").
    Sono tornata a casa alle 8.30 per studiare.
    Ma era troppo buio, troppo freddo e troppo grigio. Troppo presto.
    Mi sono avvolta nella coperta e sono caduta in uno strano dormiveglia, per un'ora in punta di piedi sul quel confine sottile in cui sei ancora abbastanza cosciente per sentire che hai sempre più sonno e per desiderare ardentemente il piacere di addormentarti del tutto.
    Quando mi sono ripresa dallo stato di torpore sono uscita di nuovo e nulla pareva cambiato. Lo stesso cielo plumbeo e la stessa desolazione per le strade. Il postino in motorino, un signore con un cane.
    A conprovare la mia teoria, un fisiologico e disperato bisogno di cappuccino mi ha pervaso nella mia interezza. Così sono tornata al bar e ne ho preparato uno d'asporto.
    Poi di nuovo sotto la pioggia.
    Sono ripartita con il volante della macchina in una mano e il bicchiere di plastica nell'altra, provando quella piacevole e al contempo malinconica sensazione che si prova quando d'inverno ci si sveglia al freddo e ci si avvolge ancor di più nella coperta, per godere del contrasto tra il brivido e il tepore.
    E provando, per un secondo, il piacere di essere abbastanza adulta da bere cappuccino, guidare un'auto e andare a studiare con gli amici per un'esame universitario.
    In realtà ho poi studiato poco. Ma si può davvero condannare il non studiare se si sostituisce il tempo che gli si dovrebbe dedicare con un'attività parimenti culturale? Io penso di no. O meglio, mi piace pensare di avere una valida giustificazione.
    La mia giustificazione è l'essere andata in libreria da mia madre... e di aver girato tra le scansie per ben tre ore.
    Anche lì, una strana malinconia mi ha pervaso.
    Fuori la pioggia che scorreva forte. Le goccioline sulle finestre. Gli ombrelli colorati.
    Dentro il caldo delle luci. Gli scaffali alti e polverosi. L'odore di buono della carta e il suono sommesso della radio.
    Ed io, con il mio maglioncino blu, l'orlo dei jeans bagnato e gli occhialini da intellettuale, che giravo in lungo e in largo con una pila di libri più alta di me tra le braccia e il fare di quella che si chiuderebbe in casa davanti ad un camino con una coperta, un gatto e un proverbiale e già citato cappuccino per i prossimi sei mesi.
    Ho comprato (anzi, mia madre ha offerto a sue spese) due notebooks della Kaos, un quaderno di Agatha Ruiz De La Prada e cinque libri che si prospettano essere stupendi: "Non sono scarabocchi", "Diario di un bambino", "Risolvere i traumi infantili", "Scrivi e scopri te stesso" e "Hitler e l'enigma del consenso".
    E me ne sono tornata a casa felice e orgogliosa di me stessa, con la mia borsina piena di pagine promettenti.
    Purtroppo però i momenti belli durano poco, soprattutto in giornate come queste, in cui la pioggia ti insegue e in cui l'umidità e il freddo ti penetrano nelle ossa.
    E così ecco la notizia. Che mi ha straziato. E mi ha fatto pensare, per l'ennesima volta, che certe persone soffrono in continuazione solo perchè sono meravigliose. E la vita non poteva donargli sia lo splendore che la felicità.
    Questa mia teoria, esposta già in un vecchio post, è l'unica giustificazione, l'unico artifizio, l'unico espediente che sono riuscita a trovare per riuscire a spiegare alla mia ragione perchè le persone che amo sono afflitte in continuazione da sofferenze indicibili.
    Io sento di dover credere ciecamente a questa spiegazione perchè se no potrei impazzire.
    Dalla rabbia e dal disgusto per vedere di continuo che non c'è mai tregua.
    Quindi, non so se avrai tempo di leggermi in questi giorni, ma sappi che ti voglio bene e che sono qui.
    E che sono arrabbiata e disgustata, perchè non meriti di soffrire. Non tu. E nemmeno la persona per cui soffri.
    E che l'impotenza mi distrugge.
     
    Sono tornata a casa da poco, giusto in tempo per cenare. Un po' di purè, un pezzettino di brie e due chicchi d'uva.
    Ho lo stomaco chiuso. I libri li ho scordati a casa della mia amica. La testa è vuota.
    Mi sento strana.
    Un mare mosso e silenzioso si muove dentro di me.
    Prima di scendere dalla macchina e tuffarmi nella pioggia ormai incontrollabile mi sono fermata a scattare questa foto.
    In un unico fotogramma la contraddizione di questa giornata.
     
     
     
    September 15

    Chupa chups&Rollercoasters

    Presa da sonnolenza precoce, causata da lavoro ininterrotto al bar la mattina all'alba, mi accingo a scrivere un pensierino della buonanotte: se la vita è una giostra, dove trovo il sacchettino per vomitare?
    Meglio prendere un lecca lecca e non pensarci...
    Goodnight and sweet dreams.
     
    September 14

    The breakfast will get cold.. I really have to go

    In questi giorni faccio un'enorme fatica a scrivere.
    è come se le parole, dopo un lungo tragitto da mente a labbra, mi si congelassero in bocca e poi si sciogliessero, scivolando giù nel profondo dell'animo.
    Se solo potessi, mi lascerei vivere solo di azioni, eliminando i pensieri e i sensi.
    Non voglio avere nulla a che fare con la mia mente. Almeno non per oggi, non per stasera.
    Qualcuno mi cambi, qualcuno mi aiuti a cambiarmi.
    Di abito. Di spirito. Di pelle. E di testa.
    Anche se forse il problema è altrove, ed io rimango sempre e solo in superficie.
    Sul pelo dell'acqua, per troppa paura di mettere sotto la testa e vedere a quanti metri di altezza mi trovo.
     
    Sono stanca di sentirmi sempre fragile.
    Come un bicchiere di cristallo che sta cadendo da giorni, mesi, forse anni, senza arrivare mai a terra.
     
     
    September 13

    Cake or death?

    Come recita una vignetta di Garfield: diet is "die" with a "T".
    Mi trovo assolutamente d'accordo.
    Totalmente d'accordo.
    Incommensurabilmente d'accordo.
    Detto questo..... come si fa a rimanere nella propria taglia se si va avanti a suon di cenette di compleanno?
    Che tragedia...
    Dolcissima, zuccherosissima, cioccolatosissima tragedia!!!
     

    Paradise in me

    Ieri sono stata qui.
    In barba alla mia coscienza, la quale sussurrava insistentemente che avrei dovuto studiare (...), ho deciso di rilassarmi.
    Cioè, per una volta, di pensare un po' a me.
    Era da troppo tempo che non mi coccolavo un po'. Che non mi permettevo di lasciarmi andare. Che non davo tregua ai nervi.
    Mentre a volte un po' di genuino egoismo è essenziale.
     
    Immersa nell'acqua tiepida delle vasche idromassaggio, incastonate in una collina verde smeraldo, ho avuto finalmente modo di resettarmi. Di annullare per un attimo il resto del mondo.
    E devo dire che la mia idea ha avuto il risultato sperato.
    Forse è vero... l'acqua fa scivolare via tutto. Almeno per un attimo.
    è quello che mi è successo nella vasca del rilassamento, in cui sono stata per alcuni minuti sotto il forte getto d'acqua di una cascata termale.
    Lì, sotto litri e litri di calore, non sentivo nulla.
    Null'altro che il peso dell'acqua sulla testa, sulle spalle, sulla schiena.
    Null'altro che il rumore dell'acqua che cade in altra acqua.
    Nessun pensiero, nessun dolore, nessun rimpianto, nessun ricordo.
    C'eravamo soltanto io e la resistenza che impiegavo contro il flusso che mi sovrastava.
    Per la prima volta nella mia vita ecco una cosa semplice, in cui i fattori dell'operazione matematica sono stati solo due.
    Nell'angolo delle vasche ai fiori di Bach e delle Coccole fresche mi sono invece ricordata che al mondo esistono anche cose sorprendentemente dolci e splendide.
    E che per rendersene conto basterebbe prendersi una pausa ogni tanto.
    Una bella, lunga e sana pausa.
    Insomma... uno STOP, tutto maiuscolo!
     
    E poi lo ammetto, ho provato anche la Grotta dell'Urlo (anche quella della Risata... ma non mi ha fatta ridere...).
    Non so se l'ho fatto più perchè sono matta o più perchè sono scema.
    Fatto sta... che ha funzionato.
    Urlare in un buco scavato in una pietra ha provocato più risultati di anni di terapia.
    Provando per altro una teoria che sostengo da tempo: se nei momenti di crisi le persone urlassero al cielo o tirassero un  pugno contro un pungiball, piuttosto che tenersi tutto dentro fino a morire di collera o di dolore, il mondo sarebbe molto più tranquillo. E la gente molto più serena.
     
    Solo una cosa mi ha fatto riflettere, e molto.
    Mentre io mi godevo l'idilliaca giornata in uno stato di apparente semi-incoscienza, attorno a me non ho fatto altro che notare persone che non riuscivano a raggiungere il mio stesso stato di relax psico-fisico.
    Mogli con occhi iniettati di sangue che raccontavano alle amiche l'ultimo tragico atto compiuto dal marito il giorno prima. Uomini che parlavano al cellulare di lavoro con toni da segreto di stato. Signore ingioiellate che raccontavano dell'incompetenza del giardiniere. Nonnini che urlavano ai bambini di stare lontani...
    E ho pensato che ad un certo punto gli esseri umani il malessere se lo vanno proprio a cercare con il lumino. Perchè se non si è in grado di porre uno STOP ai propri problemi nemmeno quando tutto, all'esterno, è appositamente aggiustato in modo da rendere quasi impossibile il verificarsi di stress... beh, si hanno dei seri problemi.
    Dunque, anche se reputo la cosa molto triste, nonchè molto preoccupante, mi sono consolata per un momento. Poichè, per quanto io sia incasinata, almeno non lo sono patologicamente!:)
    September 11

    Alla ricerca infantile di un oggetto transizionale

                                                                          
    Sarebbe meraviglioso avere sempre a portata di mano una copertina morbida a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà.
    Darebbe sicurezza.
    Fornirebbe un appiglio.
     
    Ho freddo?
    Copertina.
    Ho paura?
    Copertina.
    Sono triste?
    Copertina!
    Sto soffrendo, e nessuno lo capisce?
    Copertina.
     
    Forse mi vedrei più stupida di quanto io mi veda adesso (e ce ne vuole...), ma forse mi sentirei un po' più protetta.
    Forse mi sentirei meno indipendente, ma un po' più felice.
    Ho bisogno di sentirmi protetta.
    Ho bisogno di equilibrio.
    Di stabilità.
    Di calore.
    Di energia positiva.
    Ho bisogno di guardarmi allo specchio la mattina e di vedermi intera. Non in frantumi.
    Di vedere che sto in piedi, non per terra.
     
    è strano... ho sempre avuto un grande feeling con me stessa. Ho sempre saputo ascoltarmi. Ho sempre saputo pormi domande e darmi risposte. Ho sempre saputo fare le scelte giuste.
    Ora non mi ascolto più.
    Ascolto tutto ciò che sta attorno, ma Valentina non la sento.
    Non capisco se è lei ad essersi zittita, oppure sono io ad essere diventata psicologicamente sorda.
    Se è lei a non aver più bisogno di esprimersi, o se sono io a non avere più la tenacia di ascoltarla.
    Vivo senza sentire ciò che voglio e ciò che sento, come in una sorta di dormiveglia in cui non si capisce cosa si sta sognando.
    Ed è bello immaginare, anche solo per un secondo, che una semplice coperta potrebbe sistemare ogni mio problema..
     
     
     
     
     
     
    September 10

    Guardami..

    "Ok... in sostanza io osservo. Hai mai guardato qualcuno che non sa di essere osservato? Una vecchia signora seduta sull'autobus... dei ragazzini che vanno a scuola... o qualcuno che sta lì che aspetta, e... vedi un lampo che gli arriva addosso. E capisci immediatamente che non ha niente a che vedere con qualcosa di esterno perchè attorno non è cambiato nulla... E quando vedi il lampo quelle persone diventano più reali. Sono più vive.. Insomma, se guardi qualcuno abbastanza a lungo scopri la sua umanità"
    da Qualcosa è cambiato (titolo originale "As good as it gets", regia di James L. Brooks, 1997)
     
    Col tempo ho imparato ad osservare le persone.
    Al principio mi accontentavo delle parole.
    Ma le parole non sono mai sufficienti.
    La bocca può mentire o non raccontare i propri sentimenti per paura di azzardare troppo.
    Le parole possono essere ambigue o irrazionali o inopportune.
    Sono soggette a fraintendimenti e malinterpretazioni.
    Ci sono persone che dicono sempre la cosa sbagliata, solo perchè le parole si assemblano male.
    Ce ne sono altre che dicono sempre quello che vorresti sentirti dire, solo perchè sanno usare le parole come armi a proprio vantaggio.
    Gli occhi sono meno espliciti, ma paradossalmente molto più onesti.
    Adoro osservare le persone mentre parlano, mentre non si accorgono di quanto della mia attenzione sia focalizzata sui loro sguardi, piuttosto che sulle loro parole.
    è come se stessi aprendo uno scrigno chiuso da tempo immemorabile.
     
    Ci sono persone che guarderei per ore, senza stancarmi mai.
    Sono quelle che hanno il coraggio di sostenere il tuo sguardo e di permetterti di entrare dentro di loro.
    è una forma di comunicazione che apre tutte le porte, che ti dona tutte le chiavi.
    è come se la persona che ti sta davanti inconsapevolmente ti dicesse: ti rispetto a tal punto da farti vedere cosa c'è dentro di me, perchè so che non mi rifiuterai. Perchè non ho nulla da nasconderti. Al di là delle parole, al di là degli atteggiamenti, al di là delle opinioni. Io sono così.
     
    Sono persone rare... ma ci sono.
     
     
     
     
    September 09

    Domande che tutti dovrebbero porsi...

    Perchè i revisionisti storici non sono imbarazzati di se stessi?
     
    Perchè, se ormai i miei capelli sono appendici autonome del mio corpo, non si lavano da soli?
     
    Chi è il sarto di Amadeus?
     
    "Pupe&Secchioni" era strettamente necessario?
     
    Se le tredicenni di oggi sono le ventenni di ieri, i miei 20 anni attuali sono equivalenti ai 50 di mia madre?
     
    C'è ancora qualcuno capace di chiamarle missioni di pace?
     
    Perchè se non c'è Martini non c'è Party?
     
    Ma soprattutto perchè se bevo birra piuttosto che superalcolici George Clooney non si presenta?
     
    Perchè i cani non abbaiano in silenzio?
     
    E perchè il cane di fronte abbaia solo quando passo io?
     
    Come è possibile che continuino da anni a replicare "Sex&the City" e ci siano ancora puntate che io non ho visto?
     
    Perchè mia nonna mi porta i santini anche se non sono credente?
     
    Come mai l'abito che ci si vuole mettere è sempre nella biancheria sporca?
     
    Perchè "Eternal sunshine of the spotless mind" in italiano è diventato "Se mi lasci ti cancello"?
     
    E perchè se mi metto i jeans viene caldo, mentre se esco in shorts diluvia?
     
    Perchè in casa ci sono sempre dolci quando si è a dieta, mentre non ce ne sono nei momenti in cui se ne ha un bisogno fisiologico?
     
    Perchè esiste qualcuno che pensa davvero che la Gioconda sia stata dipinta da Giuseppe Verdi?
     
    Dove vanno a finire i soldi dei contribuenti?
     
    Ma perchè diavolo "chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane"?
     
    MA SOPRATTUTTO:
    Se "Il diavolo veste Prada", le scarpe di Ratzinger costituiscono un ragionevole indizio?
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    September 08

    La salute prima di tutto!

    Cosa ci può essere di più delizioso che passare tutto il pomeriggio a godere degli assaggini gratuiti degli stand gastronomici della fiera?
    Non affannatevi a cercare la risposta, perchè la risposta è "Niente!!".
    Oggi sono stata a Sana, la fiera della salute e del benessere che si tiene qui a Bologna tutti gli anni a settembre. E ne sono uscita estasiata...
    In effetti ne esco ogni anno estasiata... ma quest'anno ho battuto ogni record di accaparraggio di stuzzichini, e questo, a mio parere, è un valido motivo per essere felice di esistere...
    Ho assaggiato la pizza senza glutine, il rotolino di cioccolato senza glutine e delle meravigliose palline di cereali.
    Mi sono lanciata in una degustazione di formaggi sardi che avrebbe fatto girar la testa ad ogni estimatore del prodotto... figurarsi a me che nel formaggio ci farei il bagno!
    Mi sono accaparrata per prima i gelati in omaggio e il grana padano offerto dallo stand della coop.
    Ho assaggiato anche il pane kamut, ma francamente non mi ha fatto un gran effetto... e, beata ignoranza, non so nemmeno cosa sia il kamut...
    Mi sono lasciata affascinare anche dalle caramelle austriache esposte in uno stand... dopo di che non ho potuto evitare che succedesse... la mia mano, come posseduta ha preso il portafoglio e le ha comprate... io non c'entro, almeno non consciamente! .....(dolci, adorabili caramelline gommose al miele!).....
    E poi tocchettini di salame, di prosciutto, di crescenta... grissini, miele, salsine da nomi incodificabili e colori alquanto ambigui, bruschettine olio e sale, biscottini di ogni varietà...
    C'è un limite alla tentazione?
    Io non credo... almeno non credo che ci sia per il mio palato!
     
    Passando alle cose più serie, ho scoperto anche molte cosucce interessanti, soprattutto negli stand in cui non venivo distratta dal cibo... E infatti sono tornata a casa (in moto, sotto la pioggia battente......) con un sacco di depliant e riviste dedicate a problemi specifici che credo coinvolgano un po' tutti: stress, cattiva alimentazione, tecniche di autorelax, prevenzione dei sintomi psicosomatici, pet therapy, psicogenealogia, il rapporto con la natura e via dicendo.
    A parte questo, consiglio a tutti quelli che hanno intenzione di fare un salto a Sana di passare dallo stand della Lav per firmare le petizioni contro i canili lager e per il blocco delle importazioni di pellicce dalla Cina (per chi non potesse recarvisi ecco il sito in cui si può comunque apportare la propria firma), dal negozietto del mercato equo solidale e dal punto informazioni del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, in cui si possono trovare utili informazioni sul sistema aree protette d'Italia.
    September 07

    Riassunto di vita

    Dopo mesi di assenza rieccomi qui.
    Anche se un po' diversa.
    Anche se un po' sempre la stessa.
    Sono dimagrita di tre kg.
    E ho cambiato il comodino.
    Ho attaccato tante foto in camera.
    E ho cominciato finalmente a pilotare la macchina in maniera decente! (notare che ho detto pilotare, non parcheggiare! Sono due cose estremamente diverse!)
    Sono sempre color mozzarella (e dopo un mese di mare la cosa è sorprendentemente irritante).
    E ho sempre un cespuglio in testa.
    Il mio pc è stato liberato dai 200 virus che lo tenevano in ostaggio.
    La stampante invece ha avuto un ultimatum e volerà fuori dalla finestra allo scoccare della mezzanotte.
    Ho scoperto un sacco di cantanti nuovi assolutamente adorabili e un programma su sky che mi fa impazzire.
    In cambio ho perso voglia di studiare, voglia di lavorare e voglia di svegliarmi prima delle due del pomeriggio.
    Sono in bolletta (dunque sono sempre la stessa), ma ho comprato comunque un paio di jeans che mi ricordano ogni giorno che non posso metter su nemmeno un etto poichè potrebbero scoppiare da un momento all'altro.
    Ho festeggiato i 50 anni di matrimonio dei miei nonni e i 50 anni di vita di mio padre.
    Ho ricevuto una lettera da mia sorella dopo mesi di silenzio.
    E sono quasi morta di paura perchè il mio adorabile sacco di pulci ha avuto un infarto in piena notte (grazie al cielo esiste il pronto soccorso veterinario).
    Penso di essermi svegliata dal mio torpore esistenziale.
    E ho visto il punto in cui il Mar Mediterraneo e il Mar Ionio si incontrano.
    Ho visto le coste della Grecia e dell'Albania all'orizzonte, tra il cielo e il mare.
    E ho scoperto che in certe zone d'Italia le parole "discount" e "supermarket" sono totalmente sconosciute, addirittura viste con sospetto.
    Ho passato finalmente del tempo con le mie sorelline e i miei fratellini di mare (come farei senza di loro?).
    E mi sono riempita gli occhi di campi assolati e di mare toscano (il mio mare..).
     
    Ho riso tanto.
    E ho pianto tanto.
    Ma d'altronde, se non fosse così, non sarei io.
    Welcome back.
    Da domani day by day riapre i battenti.